Quinta giornata – Il calcetto toglie, il calcetto dà: la dura vita di Andrea Segato

lunedì 20 Febbraio 2017

– di FEDERICO VECCHIO –

I lettori più attenti ricorderanno che ci siamo lasciati, al termine della scorsa giornata, con una massima: “il torneo si vince solo se hai un grande portiere”.
Si parlava, al tempo, di due tra i principali protagonisti che la Storia dell’Aniene potesse annoverare tra i pali: Naldi e Tartaglia. Ma quella massima, sempre valida, oggi va ripresa e ribadita, tutta in maiuscolo, dopo aver visto la prestazione del portiere che non ti aspetti. E si, perché va detto, senza paura di smentita, che la storia che sto per raccontare è fatta di tante delusioni, tantissime arrabbiature, tanta voglia di riscatto, ed una grande rivincita, agli occhi di tutti, strappata con ogni muscolo e tessuto, da chi, nel corso di questi anni, si è alzato al mattino solo nella speranza di vivere una giornata come quella di sabato scorso.
Il racconto non può che iniziare da quelle convocazioni diramate, negli anni, per gli over 40 e 50, nelle quali, praticamente mai, il nostro trovava spazio. E non per giochi di potere o per simpatie trasversali, ma per colpa esclusivamente delle sue prestazioni, nelle quali il nostro, perennemente lanciato in tuffo verso qualunque pallone, anche se ad altezza siderale, non offriva alcuna affidabilità al reparto difensivo.
Da li, in un’ipotetica lista, il suo nome veniva sempre collocato in fondo, con il solito commento “sarebbe forte, se non stesse sempre per terra”.
E lui solo sa quanta rabbia abbia accumulato vedendo altri giocare, e vincere, disputando prestazioni in cui il gesto atletico era molto meno efficace, ma il risultato era, viceversa, sempre premiato da concentrazione e posizione, e mai da un tuffo che fosse uno.
Anni di rabbia, anni in cui ha visto portieri entrare ed uscire da quella porta a lui sempre preclusa.
Poi arriva un sabato di febbraio, uno di quei sabati di febbraio in cui a Roma senti che la primavera sta appena fuori dal Raccordo Anulare, che appena pochi giorni ed entrerà in città, ed allora ci si alza dal letto e ci si dice “no, questo è il mio giorno”. E la sua partita lui l’ha vinta in quel momento, l’ha vinta non contro i ragazzi terribili di Vaccaro, ma contro le facce di tutti quei portieri ed allenatori che, fino a ieri, pronunciando il suo nome, ritenevano che la partita, con lui in campo, al massimo si sarebbe potuta pareggiare. L’ha vinta alle otto e qualcosa, alzandosi dal letto, dando un bacio del buongiorno alle sue figlie con faccia così decisa che le stesse ragazze ne hanno tratto turbamento, non riconoscendo, in quegli occhi, la dolce espressione paterna a loro nota, sedendosi al tavolo della colazione senza avere spazio per altri pensieri che tra qualche ora sarò al campo, e lì, o loro o me.
Tutto questo ha vissuto, in quel sabato mattina, il nostro eroe, l’uomo che, al termine della giornata, è stato semplicemente eletto miglior giocatore del torneo.
E’ da qui, da queste riflessioni che si deve partire se si vuole comprendere, appieno, quale prestazione abbia realizzato Andrea Segato.
Perché la partita tra Picciotti e Vaccaro era iniziata, per lui, malissimo, sotto di tre reti, con le marcature della banca Vaccaro realizzate da Coen, Albanese e dal sempre più sorprendente Clerici. Ma poi la storia di quella partita l’ha scritta il nostro eroe parando un rigore, e producendosi in una serie di interventi che definire decisiva è definire poco.
Alla fine, Picciotti portava a casa la partita con un cinque a tre determinato, as usual, dalla solita tripletta di Van Basten Abrignani, dalla marcatura del solito Fazi, l’over 50 più giovane di tutti gli over 50, e da Higuain Rappini. Ma per capire di chi fosse il merito di quella vittoria, è bastato solo attendere qualche minuto, e rendersi conto come il nome “Andrea Segato” fosse diventato il trend topic su ogni chat del circolo. Adesso, al nostro, aspetta l’impegno più difficile, e cioè dimostrare che quanto accaduto sabato non sia stata l’eccezione, ma la regola. Perché la sua sfida non è vincere una partita, ma diventare titolare di una delle due rappresentative Over. E, con lui in lizza, il numero di pretendenti si fa davvero ampio.
Raccontata la fiaba Segato, non possiamo che riassumere quella che fiaba non è, ma che è semplice realtà. La squadra Celani veleggia sempre più incontrastata, avendo superato, senza troppi problemi, anche la squadra Murino.
Quella partita era caratterizzata dall’assenza di due colonne (De Petris S. per Murino, Di Bagno per Celani), ma, soprattutto, dall’assenza, dovuta al trasferimento, operato all’ultimo munito sul mercato, di Catalano verso l’holding Filosa. Quel Catalano, va detto, che, dalla tribuna, vestito ancora con la tuta sociale della squadra Murino, ha visto i propri (ex) compagni uscire sconfitti per quattro ad uno. E questo, malgrado il primo tempo fosse stato equilibrato, al punto di chiudersi sullo zero a zero. Ma poi, nel secondo tempo, i soliti figli delle mogli di Celani e Fabbri (per lui, una doppietta), ed il solito Gilardoni, spostavano la partita dalla loro parte, malgrado il gol di Inzaghi Bigerna e l’esordio di uno stanchissimo Santopadre, reduce dall’incontro della serie A di paddle.
Tra l’holding Filosa e gli ex invincibili di Cucchiella, sono i monegaschi a festeggiare per tre a due. Grandissima partita di Tamburi (doppietta) e Vavalli mentre, udite udite, Tartaglia si vedeva costretto a subire due reti, ma la sorpresa viene immediatamente meno nel momento in cui si apprende che le due marcature sono state siglate da chi il calcetto lo conosce sin da piccolo, e cioè Malagò e Natoli.
Da segnalare l’ottimo esordio di Catalano con la squadra Filosa (a proposito, sarà convenuta a Murino questa operazione di mercato?), nella quale mister Maspes si conferma gran conoscitore di tattiche, e, dall’altra parte, in negativo, l’infortunio di Grisolia N., che fa perdere molto, anzi moltissimo, al valore della squadra Cucchiella.
Bellissimo cinque a tre, per chiudere, nello scontro tra Fabbricini e la famiglia Cecilia. I primi dimostrano una migliore tenuta atletica, portandosi sul tre a zero. Ma quando la mossa di Perrone di schierarsi portiere di movimento sembrava aver rimesso sui binari l’incontro, riportando in partita i Cecilias, con i gol dello stesso Perrone, di Cecilia E. e di Cecilia MV., ormai era troppo tardi, perché, dall’altra parte, le doppiette di Rossi S. e di Rocco E., unite alla marcatura di Gargiulo, avevano già fatto la differenza.
Sabato di nuovo in campo: si ricomincia. E le domande a cui dare risposta saranno, questa volta, due: riuscirà Segato a dimostrare che una rondine non fa primavera? Sarà risolto il caso Cancellieri, esploso in questi minuti, mentre scrivo queste righe, con tale violenza e tempestività da mettere in secondo piano qualunque altra questione, nazionale e internazionale? Solo un po’ di pazienza: ancora pochi giorni, e sapremo.