News / Tennis 22 Giugno 2019

L’omaggio di Gianni Clerici a Matteo Berrettini

Proponiamo l’articolo di Gianni Clerici, il decano dei giornalisti italiani, uomo di grande cultura, scrittore, tennista in passato e straordinario osservatore, che ha scritto per Repubblica il 22 giugno, sul nostro Matteo Berrettini.

Berrettini a rete ricorda Panatta e Budge Patty

di Gianni Clerici

Il ragazzo che vorrebbe diventare giornalista sportivo, al quale suggerisco spesso buoni scrittori che si occupano di sport (l’ultimo è Martin Amis), nel momento in cui Matteo Berrettini batte Karen Khachanov sull’erba di Halle mi domanda, «ma lei, dottore, non ha mai visto un giocatore simile?»- Per una volta m’illumina la mente il ricordo di Budge Patty, quando assistetti alla finale di Wimbledon del 1950 e vidi l’amico battervi un altro amico, Jaroslav Drobny. Di Budge ero diventato amico perché eravamo in sintonia, lui aveva percorso l’Italia con gli alleati, io avevo portato i mitra ai partigiani di mio padre nascosti nella sacca da tennis. Ai tornei Budge si allenava sempre tre o quattro ore, e avendo trovato in me un ragazzo servizievole capace di tirargli decine di palle mentre volleava, mi assuefaceva ad un ruolo di allenatore, perché il termine coach ancora non era diffuso, se non negli Usa.
Berrettini mi ricorda Patty, per quel suo dritto abbreviato – ma non impugnato tanto chiuso – per un colpo dal gesto limitato, un rovescio brevissimo e un conseguente drop. Budge potrebbe essere suo nonno, è nato nel 1924 e vinse solo nel ’50 realizzando una doppietta col Roland Garros. Berrettini non ha ancora la sua manina a rete, ma, nel terzo successo su Khachanov (già battuto a Stoccarda e Sofia) ha dimostrato grandi capacità offensive. A parte il primo set, la difficoltà maggiore è stata sul 2-5 nel tie-break del secondo. È solo il secondo italiano, dopo Panatta, che vada a rete istintivamente, Berrettini. Così, come l’americano di Parigi – dove era andato ad abitare – Budge Patty, non è difficile chiamare Berrettini Panatta jr augurandogli altrettanta fortuna, certo maggiore di quella che aveva avuto il fratello di Adriano, Claudio.