In evidenza / News 14 Novembre 2019

“Il Cinema è una cosa meravigliosa”:
il racconto dell’amico Carlo Vanzina

Un racconto che è un ricordo, immagini che racchiudono una vita e una carriera. Una vita a dirigere film, inventare personaggi insieme all’amato fratello Enrico dietro una macchina da presa intento a trasmettere la gioia di vivere e regalare un sorriso. Il documentario di Antonello Sarno che Medusa Film con l’Istituto Luce grazie all’impegno di Gianpaolo Letta ha realizzato è l’omaggio a uno dei registi più conosciuti e amati dal grande pubblico. Sessantacinque minuti di immagini e di parole che abbiamo potuto ammirare e ascoltare al Cinema Caravaggio, tappa fissa di Carlo dove amava andare spesso per vedere un film.

Lui, uomo colto e sensibile, riservato e affettuoso, è stato raccontato non solo dagli amici, da Giovanni Malagò a Luca Montezemolo, dagli attori, da Carlo Verdone a Massimo Boldi, da Christian De Sica a Sabrina Ferilli (ma non solo), da Aurelio De Laurentiis, ma soprattutto da suo fratello Enrico e dalle tre figlie, Assia, Isotta e Virginie, che hanno svelato il ritratto di un Carlo spesso sconosciuto.

A guidare il documentario è Enrico, il filo conduttore del racconto che comincia mostrando le immagini del loro papà, il grande Steno, che gioca con Carlo. Ci sono i primi passi professionali, il primo lavoro a 17 anni come assistente volontario di Mario Monicelli che lo nominerò suo assistente.

Scorrono i minuti, scorrono le emozioni, scorrono i personaggi. Senza volerlo, senza mai calcare la mano su questo aspetto, si passa dalla commedia all’italiana ai cinepanettoni, alla scoperta di Diego Abbatantuono con “Eccezzziunale… veramente”, si vedono immagini di “Sapore di sale”, di “Vacanze di Natale”, “Sotto il vestito niente” fino ad arrivare a “Caccia al tesoro”.

Aneddoti e ricordi, racconti di una vita insieme chiusi, nel documentario, con la famosa immagine dei fratelli Vanzini piccolissimi con Alberto Sordi e con il finale recitato da Enrico a Villa Borghese, esattamente al parco dei Daini dove Carlo passeggiava con i sui cani e dove Enrico si augura, prima o poi, di ritrovarlo lì, intatto come nei giorni di felicità.

Carlo Vanzina, che ci ha lasciato l8 luglio del 2018, ritorna a mostrarsi per quello che era. «Un gran borghese», come ricorda il fratello Enrico che sottolinea il suo fortissimo legame con la famiglia. Le figlie toccano questo tasto, ricordano che il papà faceva di tutto pur di passare un week end con loro e sempre pronto a informarsi, a non perdere una battuta di un film. «Papà andava a vedere anche tre film al giorno», ha ammesso Assia mentre Giuseppe Tornatore si è domandato: «Mi sono sempre chiesto come Carlo sia riuscito a girare tutti i film che a girato e a vedere tutti i film che ha visto. Credo che con lui potesse competere solo Martin Scorsese. Ho il rimpianto di non aver rivisto insieme a lui L’uomo che uccise Liberty Valence. Ci teneva tanto».

Christian De Sica disse no al Conte Tacchia (e ai soldi che gli avevano offerto) per girare Vacanze di Natale. Era una sfida, che ha vinto. Nascevano i famosi cinepanettoni, spesso poco amati dalla critica, ma altro non erano – e sono – l’evoluzione della commedia all’italiana: raccontano i personaggi del tempo, che sono ovviamente mutati.

Non mancano le parole di riconoscenza, come quelle che pronuncia Massimo Ghini che ebbe da Carlo una proposta di lavoro dopo tanti successi per girare Il pranzo della domenica, pellicola promossa da Carlo Verdone. «Era una vita senza cinismo – ha osservato Verdone – e c’era il retaggio degli anni 60, quando la vita era più serena e dignitosa».

Da dietro la macchina da presa c’era il regista ma anche lì, freddo e professionale, Carlo non ha mai smarrito la sua verve, il suo candore, la sua sensibilità. E di questo tanti protagonisti del cinema, mondo spesso freddo e senza sensibilità, lo hanno testimoniato facendo di lui un punto di riferimento, un amico e non solo un regista.

Rimane un rammarico: l’opera di Carlo, oltre settanta i titoli realizzati con suo fratello Enrico, è troppo spesso sminuita, quasi fosse cinema non di prima classe. Carlo, con Enrico che è sempre stato al suo fianco, ha raccontato la società del nostro tempo, ha messo a nudo i sentimenti dei protagonisti, li ha messi sotto la lente di ingrandimento. Quella dei Vanzina è un pezzo di storia del nostro cinema, con l’eredità di Carlo ora sulle spalle di Enrico.