Settima giornata: le rivincite stanno arrivando

mercoledì 1 Marzo 2017

– di FEDERICO VECCHIO –

Ci siamo lasciati, al termine della scorsa giornata, con una serie di domande. Ma, e soprattutto, con un’affermazione: la squadra De Matteis si stava candidando, dopo una partenza in sordina, alla vittoria finale.
Ebbene, dopo la giornata appena conclusa, quell’affermazione diventa sempre più granitica, perché, tra le tante cose successe, è la vittoria di De Matteis sui Picciotti, per tre a due, in un match dal doppio volto, ad avere caratterizzato le attenzioni di tutti.
Ma procediamo con ordine, perché, dentro quella partita, ci sono state rinascite, fraintendimenti, delusioni, che è bene ripercorrere, passo passo, per far rivivere le sensazioni che ha trasmesso quel campo di gioco.
Parlavo di fraintendimenti e di delusioni, ed è bene iniziare da qui, per dare la misura dell’accaduto.
Qualche secondo dopo che il direttore di gara, il Sig. Mariani di Roma, aveva decretato la fine delle ostilità, i giocatori in campo iniziavano a scambiarsi segni di saluto e parole di riconoscimento del reciproco valore. Un clima cavalleresco, direte voi, in cui, però, accadeva qualcosa di stonato, che chi vi scrive può raccontarvi con piena cognizione.
Sarà stato un paio di minuti dopo, non di più, che la partita si era conclusa, che il portiere della squadra dei Picciotti, di cui mi sfugge il nome, incrociava, all’altezza della metà campo, Marco Romiti, il portiere della squadra De Matteis, autore di un’ottima prestazione.
Ora, Marco Romiti, per i più affezionati componenti della sezione calcetto, è noto per essere un grandissimo portiere delle nostre squadre assoluti, ma, per i più, è noto per altro, e cioè per essere stato, anni addietro, lasciato da Alessio Gilardoni, in occasione di una serata in cui più compagini del nostro Circolo erano chiamate a disputare altrettante partite della Canottieri Lazio, chiuso nella propria autovettura, sul sedile posteriore, parcheggiata su Lungotevere, senza che il poveretto facesse in tempo ad attirare la sua attenzione prima che lo stesso Gilardoni chiudesse la macchina dall’esterno, con un sistema di serrature che nemmeno una cassaforte, e lo abbandonasse li, mentre tutta la sua squadra, schierata già in campo, continuava a chiedersi “che fine ha fatto Romich?”, “sarà scivolato a fiume?”, per poi arrivare, in mancanza di risposte, via via che passavano i minuti, a formulare affermazioni sempre più diverse tra loro, alcune mosse da preoccupazione (“telefonate alla Sciarelli”), altre da una vena di fermo rimprovero (“basta con questi shottini a Ponte Milvio”).
Ma torniamo a noi. Stavo dicendo, quindi, che il portiere dei Picciotti, di cui mi sfugge sempre il nome, incrociava, al termine della gara, Marco Romiti, e gli esprimeva tutta la sua ammirazione per la sua perfetta prestazione. Ma in quel momento, ecco li il fraintendimento: Romiti, pensando di ricambiare la gentilezza, pronunciava la seguente frase “complimenti a Te! Mai visto un portiere che non ne prenda una con le mani ma tutte con i piedi!”. Ora, li per li il portiere dei Picciotti, che prima o poi me lo ricorderò questo nome, riteneva che si trattasse di un complimento. Ma poi, rientrato a casa, salutata l’anziana madre, che l’accoglieva con un “bello di mamma, sei andato a giocare a calcetto? Ma sei vecchio ormai a mamma tua!”, iniziava a ripensare a quello che avrebbe dovuto essere un complimento. E che sarebbe stato certamente tale se riferito ad un giocatore di movimento, ma, re melius perpensa, non se riferito ad uno che, a differenza di tutti gli altri giocatori in campo, avrebbe, quale caratteristica precipua, proprio quella di poter toccare il pallone con le mani. E qui iniziava a ripensare alla partita, ma soprattutto alle parole rivoltegli dai suoi compagni a fine gara (“se abbiamo perso non è colpa tua”, “si, il primo gol lo potevi prendere, forze anche il secondo, certamente il terzo era nella tue possibilità, ma non è colpa tua se gli altri hanno vinto”, “la prossima non ci sei? Va bene, non ti preoccupare”, e così via). E da qui, quel fraintendimento diveniva sempre meno confuso, man mano che quel complimento rivoltogli da Romiti diveniva sempre meno tale ed assumeva le sembianze di una terribile constatazione (se vai bene con i piedi, ma non con le mani …), che lasciava posto, alla fine, ad una profonda delusione, che si trasformava in una notte insonne.
Chiuso il capitolo dei fraintendimenti e delle delusioni, passiamo a quello delle rinascite. Che ha un protagonista assoluto: Lello Saladino. Perché Saladino, tesserato, all’inizio del torneo, non si sa con chi, veniva finalmente acquistato dalla squadra De Matteis, che lo schierava in campo, ieri sera, per la prima volta. E la risposta che il nostro ha dato è stata sorprendente. Si è messo li dietro, difatti, con il solito Barra, a palleggiare calcio. Di lui si ricorda che, per tutta la durata dell’incontro, abbia passato la metà campo in poche occasioni, ma sempre accompagnato, e, dopo quelle poche sortite, subito facendo ritorno a ridosso della propria area, a pochi metri da qui e da li. Una partita accorta, che faceva dimenticare l’esuberanza di un tempo, in cui tirava in porta anche dal parcheggio delle macchine. Ma una partita perfetta, senza sbavature, che ha blindato un successo quanto mai utile per i De Matteis, che, portatisi sul tre zero nel primo tempo, grazie da un gioiello di Abrignani P., un’azione tambureggiante di Bergamini P., e un pallone calciato da Barra passato tra mille gambe, comprese quelle del portiere dei Picciotti, di cui mi sfugge perennemente il nome, resistevano alla rimonta avversaria fermatasi al gran gol di Picciotti ed alla solita marcatura di Higuain Rappini.
Raccontato del successo della possibile vincitrice del torneo, c’è da passare ad una fiaba. Altre ne abbiamo sin qui raccontate, ma questa, forse, le supera tutte. E si, perché il suo protagonista è uno che si venderebbe stasera stessa tutto il suo patrimomio, e che patrimonio, immobiliare, se gli dicessero che nella prossima partita riuscisse a segnare un gol simile a quello realizzato ieri sera. Il protagonista della nostra storia si chiama Riccardo Rezza, gioca nella squadra Murino, ed era famoso, fino a ieri, perché i tanti successi nella vita professionale stridevano con le troppe delusioni nella vita calcistica. Vita calcistica, ve detto, a cui tiene più di quella professionale. Ebbene, ieri sera, durante la bellissima partita H. (che sta per “Holding”) Filosa – Murino, in cui i monegaschi si erano portati in vantaggio, meritatamente, con un gol di B. Ripandelli, e dopo che gli stessi avevano centrato ben tre pali, Rezza si impossessava di un pallone sulla tre quarti per poi, con un tiro di punta, gesto tecnico, forse l’unico, che conosce sin da bambino, mandare il pallone, dalla distanza, ad infilarsi sotto l’incrocio dei pali della porta avversaria. Tanto l’entusiasmo che quel gesto ingenerava nei suoi, che C. Di Bella portava in vantaggio i Murino, che si vedevano però raggiugere, allo scadere, da un gol del solito Tamburi, che chiudeva la partita in un pareggio che ha scontentato tutti.
L’altra notizia, con la n maiuscola, è quella della prima sconfitta dei Celani per mano dei Cecilias. In una partita va detto, in cui E. Cecilia e Perrone sono stati li ad insegnare il calcetto. I rossi di Celani, a cui l’assenza di Di Bagno inizia a pesare, non entravano mai veramente in partita, e subivano ben quattro reti (Rebecchini, la cui esultanza è stata entusiasmante forse più della marcatura, MV Cecilia, E. Cecilia e Perrone), rispondendo solo con le reti di Federici e Gilardoni.
Vi è poi un caso, che monta ogni partita di più, ed è quello relativo al figlio della moglie di Celani. Ora, non vi ho detto, nelle scorse settimane, delle tante polemiche che hanno fatto seguito al suo tesseramento, figlio (mai termine fu più azzeccato), più che di un’abilità nel mercato, di una strategica applicazione del noto istituto del ricongiungimento familiare. Vi prometto che, in merito, cercherò di raccogliere maggiori informazioni nei prossimi giorni. Quello che posso però anticiparvi, nel mentre, è che iniziano a trapelare alcune indiscrezioni sul nome di chi sarebbe il padre biologico del giovane, e cioè, udite udite, Paul Scholes, a cui il ragazzo assomiglia non solo fisicamente, ma soprattutto per capacità tecnica e tattica. Somiglianze, soprattutto quelle tecnica e tattica, che lascerebbero escludere, davvero in maniera decisa, senza necessità di una consulenza ematologica, la sua discendenza dal sedicente padre. Ma potrò essere più preciso nelle settimane a venire.
Non rimane che ricordare della sconfitta, l’ennesima, della banda Vaccaro per mano dei Fabbricini. Un sei a due firmato da Rossi S. (doppietta) Rocco E., Sbordoni, Minnetti e Gargiullo, per i Fabbricini, e da Grisolia L. e Clerici (gol di rara precisone e potenza, il suo) per la scolaresca Vaccaro.
Ad oggi, quindi, tutto è ancora da decidere, anche se la squadra Cucchiella, che ieri riposava, ha, di fatto, visti i risultati, perso anche senza giocare, e guarda la zona playoff allontanarsi di ben cinque punti. Si riprende la prossima settimana, ma in molti non vedono l’ora che si riscenda in campo. Perché troppe, dopo ieri sera, sono le rivincite che, sempre in troppi, sperano di ottenere.