{"id":17186,"date":"2019-06-11T17:10:09","date_gmt":"2019-06-11T15:10:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ccaniene.com\/?p=17186"},"modified":"2019-06-11T17:14:11","modified_gmt":"2019-06-11T15:14:11","slug":"roma-sotto-il-giogo-nazista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ccaniene.com\/it_it\/roma-sotto-il-giogo-nazista\/","title":{"rendered":"\u00abRoma sotto il giogo nazista\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>Una serata speciale, densa di emozioni. Il libro di Enzo Bernardini ed Emanuele Stolfi, \u201cRoma sotto il giogo nazista\u201d, presentato nel Salone del Circolo, ha richiamato una nutrita platea, interessata alle vicende dei mesi terribili dell\u2019occupazione tedesca della Capitale d\u2019Italia. Gli autori hanno avuto un\u2019idea geniale: intervistare i protagonisti. Le parole di questi non sono inventate: raccontano con estrema precisione quello che avvenne.<\/p>\n<p>Tra i presenti, con il presidente onorario dell\u2019Aniene, Giovanni Malag\u00f2, che nel suo intervento ha ricordato come fosse Roma allora, l\u2019avvocato Luca Montezemolo che non solo ha elogiato il libro che, a suo avviso, \u00abha tre grandi meriti, con Roma che ha mostrato una grande resistenza\u00bb, ma che ha ricordato le gesta di suo zio, il colonnello Montezemolo che aveva assunto l\u2019incarico di Capo di Stato Maggiore del Corpo d\u2019armata. \u00abMio zio \u00e8 morto da eroe &#8211; ha dichiarato Luca &#8211; e dopo la prigionia in via Tasso \u00e8 stato ucciso alle Fosse Ardeatine\u00bb.<\/p>\n<p>Pubblichiamo l\u2019intervento di Gianni Letta che, impossibilitato ad essere presente, non ha fatto mancare il suo pensiero sul libro.<\/p>\n<p>\u00abComincio con il dar ragione ad Aldo Cazzullo che nella prefazione definisce il libro \u201cBellissimo\u201d e ne augura la diffusione nelle scuole.<br \/>\nIl libro ha per sottotitolo \u201cInterviste immaginarie a protagonisti (veri) di un\u2019epopea\u201d, ma non sono interviste immaginose o fantasiose, sono un espediente narrativo che non sposta nel romanzesco le vicende ma le rende drammatiche, usando i modi di esprimersi e gli elementi fattuali rigorosamente attinti da libri e memorie verificate.<br \/>\nPer questo ha ragione Cazzullo in entrambe le sue valutazioni. \u00c8 bellissimo: lo \u00e8 anche dal punto di vista letterario e della validit\u00e0 storica, perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 una sola pagina di questo volume che non abbia solide fonti. \u00c8 adatto alle scuole, sin dalle medie inferiori oso dire io, perch\u00e9 \u00e8 insieme sintetico, ma non ha nulla dell\u2019angustia espressiva di un riassunto o della prosaicit\u00e0 di un bigino.<br \/>\nIntroduce in un dramma.<br \/>\nE quali sono le caratteristiche di questo dramma?<br \/>\nRoma poteva essere salvata da quello che gli autori definiscono con precisione storica e pertinenza linguistica \u201cil giogo nazista\u201d?<br \/>\nLa risposta &#8211; credo &#8211; debba essere di due tipi. Una filosofica, l&#8217;altra storica, basata sugli elementi che con grande cura Bernardini e Stolfi espongono con la voce dei protagonisti.<br \/>\nDal punto di vista filosofico e morale la risposta deve essere per forza \u201cs\u00ec\u201d. Roma poteva e doveva essere preservata da questo giogo. Non esiste fatalit\u00e0 nella storia, non ci sono destini inesorabili come nelle tragedie greche. E l\u2019evidenza morale di come gli occupanti nazisti avrebbero esercitato il loro dominio dice che era un dovere di chiunque avesse responsabilit\u00e0 evitare lo scempio della libert\u00e0 e la razionalmente non solo prevedibile ma sicura deportazione degli ebrei. Da un punto di vista storico, la risposta \u00e8 terribile ma inevitabile. Il disfacimento morale, la tempra furbastra della classe dirigente fascista, la inadeguatezza della monarchia e delle alte gerarchie militari non lascia adito a dubbi.<br \/>\nSi ripetesse mille volte una situazione simile, sarebbe finita cos\u00ec.<br \/>\nIl pressappochismo narcisistico e vile dei protagonisti viene fuori in pieno. Emerge anche un\u2019altra evidenza: agli alleati non importava gran che di preservare Roma. Giustamente non si fidavano di coloro che fino a poco prima erano stati nemici poco inclini alle considerazioni umanitarie, e fornirono a Badoglio e ai generali indicazioni generiche della volont\u00e0 di salvare Roma, pi\u00f9 che altro &#8211; ritengo &#8211; per fornire un alibi morale a costoro, i quali nel momento della prova esibirono un istinto alla loro propria sopravvivenza pi\u00f9 che onore patrio.<br \/>\nEmerge una cosa importantissima da questo libro. La domanda \u00e8 quella che pone Ernesto Galli della Loggia. L\u20198 settembre che ebbe come esito il <em>\u201cTutti a casa\u201d<\/em> dell\u2019indimenticato film &#8211; come scrivono gli Autori &#8211; di Luigi Comencini (1969) e il giogo nazista su Roma \u00e8 la data definitiva della \u201cmorte della patria\u201d?<br \/>\nSu questo il dibattito non si \u00e8 mai interrotto, e non intendo certo risolverlo io in due battute. Ma questo volume fornisce elementi per non confondere lo \u201cStato in frantumi\u201d con la distruzione del tessuto umano e sociale che \u00e8 quello che alla fine costituisce la patria.<br \/>\n\u201cStato in frantumi\u201d \u00e8 la definizione fornita da Bernardini e Stolti. Non sono solo le istituzioni a liquefarsi, ma esse semmai si polverizzano per la decomposizione vergognosa, prima spirituale e subito dopo operativa, delle autorit\u00e0 statali. Dalla monarchia fino al governo. Emblematica \u00e8 la frase che il libro riferisce.<br \/>\nNel momento decisivo, in cui bisognava decidere se opporsi all\u2019occupazione manu militari da parte delle truppe naziste, \u00abBadoglio dormiva\u00bb (pag. 43, testimonianza del generale Roatta, capo di stato maggiore dell\u2019esercito) e aveva dato ordine di non essere svegliato prima delle cinque per poi darsi pi\u00f9 comodamente alla fuga.<br \/>\nSe si dorme in quelle ore, e i subordinati d\u2019alto grado non osano svegliare il capo, vuol dire che si \u00e8 morti. Ma il sentimento di appartenenza del popolo, l\u2019ethos della nazione non \u00e8 andato in frantumi, non mor\u00ec in quei frangenti.<br \/>\nParlo proprio del popolo romano. Fu sommerso dalle rovine dello Stato, fu calpestato dai nazifascisti, non si manifest\u00f2 in una insurrezione popolare come a Napoli e come nelle citt\u00e0 del Nord, ma, pur nella reazione lenta che l\u2019intorpidimento della coscienza di vent\u2019anni di fascismo ahim\u00e8 condiviso aveva infuso negli animi.<br \/>\nTuttavia dentro questa apparente indifferenza vibrava una fiammella di memoria, i romani esercitarono la loro virt\u00f9 drammaticamente ironica di non credere mai che la storia sia finita, misero in campo la loro arte di preservarsi dall\u2019assimilazione con il nemico occupante, resistettero e mai dettero modo che si sarebbero conformati alla maniera di essere e di intendere la vita degli occupanti e dei capi fascisti. E questa ironia spesso amara, mai superficiale, ha preservato e preserva questo popolo &#8211; almeno in quei frangenti &#8211; dal seppellire l\u2019idea e la fede nella patria.<br \/>\nC\u2019\u00e8 una frase molto illuminante che nel libro il feldmaresciallo Kesselring pronuncia: \u00abTutte le volte, che nel corso della guerra mi trovai a passare per Roma, feci sempre una medesima considerazione: la citt\u00e0, il ritmo di vita dei suoi abitanti, davano chiaramente a vedere che non era diffusa, tra la popolazione, l\u2019idea che l\u2019Italia fascista fosse, assieme ai suoi alleati, coinvolta in una \u201cguerra totale\u201d\u00bb (pag. 60).<br \/>\nQuesta \u00e8 la forza dei romani. Conservano sempre una via di fuga interiore, una uscita di sicurezza, per usare un\u2019espressione di Ignazio Silone, rispetto al totalitarismo di qualsiasi potere.<br \/>\nPer dir questo carattere pigro dei romani che diventa capacit\u00e0 di resistenza alla seduzione gli autori fanno pronunciare a Sandro Pertini il giudizio di Giorgio Amendola: \u00abLa grande maggioranza della popolazione era attesista (scrive proprio cos\u00ec: attesista), decisa a lasciar passare le settimane e i mesi in attesa degli Alleati senza farsi trascinare in faccende rischiose.<br \/>\nPerci\u00f2 nessuno parlava e tutti, tranne qualche spregevole eccezione, si facevano i fatti propri. Se poi nasceva il problema di aiutare un italiano, un patriota, un soldato a nascondersi per sfuggire alla persecuzione e all\u2019arresto, non si tiravano indietro, e molti cittadini romani furono trascinati cos\u00ec, senza averlo deciso deliberatamente, nel vortice della lotta clandestina\u00bb (pag. 82).<br \/>\nLotta clandestina! Prima di entrare in questo capitolo non posso non constatare come sia dedicato nel libro, e andrebbe ricordato di pi\u00f9, il sacrificio dei carabinieri, disarmati e deportati nell\u2019ottobre del 1943. C\u2019\u00e8 una parte dello Stato allora che resistette, e non proprio una parte marginale. Ed \u00e8 su queste basi che si ricostituir\u00e0 l\u2019ossatura di una sicurezza fondata su valori democratici assai presto, e ancora a guerra in corso.<br \/>\nA proposito di lotta clandestina, e delle due anime che ne costituivano il nerbo, gli autori affrontano la questione che divide ancora oggi: l\u2019atto di guerra (come l\u2019ha definito la Cassazione nel 2001) di via Rosella e la atroce rappresaglia delle Fosse Ardeatine.<br \/>\nQuell\u2019atto di guerra voluto ed eseguito senza informare il comitato di liberazione nazionale e condotto dai comunisti in particolare del Gap, gruppi armati patriottici, resta controverso. Gli autori usano le parole del socialista prof. Giuliano Vassalli per contestare ai comunisti l\u2019intenzione attraverso simili atti di prendersi l\u2019egemonia della resistenza e quindi del futuro del paese.<br \/>\nCazzullo cita Giorgio Bocca, il quale giustifica e spiega: \u00abIn realt\u00e0, e i comunisti lo sanno bene, il terrorismo ribelle non \u00e8 fatto per prevenire quello dell\u2019occupante, ma per provocarlo, per inasprirlo. Esso \u00e8 autolesionismo premeditato: cerca le ferite, le punizioni, le rappresaglia per scavare il fosso dell\u2019odio. \u00c8 una pedagogia impietosa, una lezione feroce\u00bb (pag. 12). Ma forse aveva ragione Vassalli. Non era un prezzo per la vittoria (infatti ormai gli alleati stavano per arrivare, anche se in quel momento \u201cspiaggiati\u201d ad Anzio) ma per la \u201cloro\u201d preminenza, loro dei comunisti. E poi questa idea di essere sopra quanto a coscienza e a moralit\u00e0 al popolo, che ha bisogno della pedagogia delle rappresaglie, non so quanto sia morale e giusta.<br \/>\nNon pretendo di aprire un dibattito su questo, non ho le armi dello storico. Ma sono circostanze che fanno pensare.<br \/>\nUn altro capitolo \u00e8 da considerare per analizzare la capacit\u00e0 di resistenza del popolo romano. La presenza del papato a Roma come surrogato della presenza dell\u2019autorit\u00e0 civile italiana.<br \/>\nE non solo del papato genericamente inteso, ma proprio della persona di Pio XII, in quei frangenti sostenuto da monsignor Montini. Due volte nel libro \u00e8 scritto a proposito di Papa Pacelli che fu davvero, secondo Roosevelt, \u201cDifensor civitatis\u201d (pag. 93).<br \/>\nE credo che il tempo e la possibilit\u00e0 di attingere gli archivi vaticani come promesso da papa Francesco sempre pi\u00f9 metter\u00e0 in luce questo fatto, rischiarato proprio di recente in un convegno tenutosi alla casa generalizia dei gesuiti.<br \/>\nI suoi sforzi per difendere Roma furono premiati, allorquando il 4 giugno 1944 le forze tedesche si allontanavano dalla citt\u00e0 senza mettere in atto i propositi di distruzione che avevano manifestato.<br \/>\nNei giorni seguenti, il popolo romano, senza alcuna distinzione di ceto e di idea politica, si rivers\u00f2, pi\u00f9 volte, in massa in Piazza San Pietro per esprimere tutta la sua gratitudine per colui che acclamava come Padre e Defensor civitatis, Difensore della citt\u00e0\u00bb.<br \/>\n<strong>Gianni Letta<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una serata speciale, densa di emozioni. 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