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Vita sportiva e...

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1969. Bruna rossi gareggia ai Campionati Europei di Bolzano.Anni importanti per la sistemazione logistica del Circolo, ma anche da ricordare per la vita sportiva dell’Aniene. Nel 1963 era nata la sezione tuffi sotto la guida appassionata di Tatiana Lanzi, saltatrice formidabile dal trampolino, campionessa imbattibile ai suoi tempi d’oro, moglie di Ernesto Ianzi, più volte campione italiano di tuffi, selezionato per le Olimpiadi di Parigi del 1924, purtroppo ormai scomparso.

All’inizio le tuffatrici dell’Aniene erano soltanto due: Martina Milchersich e Bruna Rossi. Scarse nel numero ma solo in questo visto che Martina e Bruna ottengono subito il massimo conquistando il titolo italiano categoria ragazze dal trampolino cli tre metri, il titolo italiano categoria allieve dal trampolino di uno e tre metri e il titolo della piattaforma da cinque metri. La giovanissima Bruna Rossi fa, soprattutto in prospettiva futura, grandi progressi e approda ben presto in nazionale al “Sei Nazioni” che si effettua a Blackpool.

Nel decennio che segue Bruna assume il molo di vessillifera del settore, di imbattibile angelo volante dal trampolino e dalla piattaforma: sono suoi tutti i titoli italiani da tre a dieci metri (questi ultimi dal 1967 in poi) e quelli di categoria delle stesse specialità. Una carriera sportiva la sua che non può che destare sentimenti di sconfinata ammirazione. 1968. Cena augurale per la partenza di Bruna Rossi e Klaus Di Biasi.Parlano a sufficienza la partecipazione a 57 incontri intemazionali, a due Campionati d’Europa (Utrecht 1966 e Barcellona 1970), a tre edizioni della Coppa Europa (Salisburgo 1965, Bolzano 1969, Londra 1971), ai Giochi del Mediterraneo (Smirne 1971), ad un’Olimpiade (Città del Messico 1968).

Bruna chiuse la sua esaltante vicenda agonistica, a causa di un malaugurato incidente, a Rennes in Francia nel 1972, proprio alla vigilia delle Olimpiadi di Monaco. Ma la sua straordinaria partecipazione alla storia sportiva dell’Aniene non si esaurisce qui. Torneremo a parlare di lei più avanti per le vicende del nuoto sincronizzato. Ed ancora in chiave di grandi risultati. Frattanto la sezione canottaggio, dopo un periodo di “vacche magre”, riprendeva vigore grazie all’affacciarsi alla ribalta di un altro socio “stile Aniene”: Maurizio Clerici.

Clerici era stato capo della squadra italiana di canottaggio alle Olimpiadi di Tokio, ed al ritorno da questa manifestazione si candidò come consigliere del Circolo, proponendo una ristrutturazione completa di questa gloriosa sezione. Fra i punti chiave del programma stava la ricerca di un allenatore a tempo pieno e la scelta, dopo non poche meditazioni, cadde su Ivo Stefanoni, noto timoniere di equipaggi prestigiosi, allevato nel centro remiero più prolifico d’Italia, la Canottieri Moto Guzzi. Stefanoni accettò entusiasta l’incarico, convinto di poter riportare l’Aniene ai successi di un tempo. I primi anni non furono facili, Stefanoni modificò l’equipaggio, introdusse nuovi sistemi di allenamento e formò con gli stessi vogatori più equipaggi (Buvoli, Mancini, Grifoni, Ruggiero, Costantini, Del Bufalo, Tripi, Antonelli, Castellani), ma già nel 1966 l”otto”, formato da quel gruppo di ragazzi sino ad allora illustri sconosciuti, conquistava il quarto posto ai Campionati Italiani, al termine di una gara memorabile.


1970. Cristina Tarantino, una delle atlete più forti di quegli anni, socio per meriti sportivi.Secondi a 150 metri dall’arrivo alle spalle dei marinai di Sabaudia, i “nostri” incapparono in un incredibile incidente. Aurelio Antonelli, al numero di prua, impiantava il remo in un’onda e volava letteralmente sulla testa dei compagni rischiando la vita sotto il remo di Paolo Mancini. Un’occasione mancata per risalire sul podio ad un campionato nazionale (ai Campionati Universitari il “quattro con” e l”otto” si laureavano campioni con atleti giovani e simpatici come Mario Benigni, Lanza, Catanesi, Bolognesi), ma l’emozione di rivedere un armo dell’Aniene tra i migliori fu grande. Grande come la sensazione che riusciva a dare un altro atleta gagliardo ogniqualvolta gareggiava nello skiff: Gigi Castellani. Un lavoro in profondità quello di Stefanoni, che negli anni seguenti cominciò a produrre i suoi frutti concreti.

 

Nel 1967 l’Aniene riconquista infatti un titolo italiano, quello del “quattro con” juniores con Simi, Anni, Gambarotto e Beccarini, timoniere Latini. Anno d’oro per i colori giallocelesti visto che a Milano nella canoa K2 (affidata al meraviglioso Elio Santoni) il titolo italiano andava a Marazia e Casenghi. Successi che furono bissati l’anno seguente, quando l’Aniene si laureò campione d’Italia nelle discipline del “quattro con” e del “quattro senza”. Ma con queste vittorie doveva chiudersi l’era Stefanoni: Ivo non riusciva a resistere alle lusinghe di sedersi al timone di una barca Olimpica e l’Aniene lo cedeva volentieri alla squadra nazionale per “timonare” il “quattro con” del Gruppo Sportivo Corazzieri. 1970. Roberti, Pangaro e Brunelleschi, alla vittoria nel Trofeo Settecolli di Pangaro.La gara olimpica non ebbe esito fortunato, ma la partecipazione ai Giochi valse per Stefanoni l’assunzione alla Presidenza della Repubblica, traguardo appagante per il futuro del grande canottiere. Per la sezione canottaggio fu invece un distacco traumatico.Con l’abbandono di Stefanoni, infatti, tutto quanto di importante era stato fatto si sgretolò come una montagna di carte di fronte ad un alito di vento.

Ma ritorniamo alla vita dell’Aniene e dei suoi soci benemeriti. Il presidente De Pirro, che tanto si era adoperato per l’ampliamento, attraverso il suo caldo continuo incoraggiamento ai “volenterosi”, oberato dai suoi impegni professionali, era costretto a dimettersi, prendendo commiato con un commovente discorso che ancora oggi in tanti ricordano. A subentrargli era chiamato una vecchia conoscenza della nostra storia: Arnaldo Benigni. Al suo fianco, valoroso vicepresidente, era Tullio Maciocci.

I nuovi dirigenti si mostrarono subito entusiasti per quanto la sezione nuoto stava dando all’immagine del Circolo. Una sezione che faceva passi da gigante grazie ad un manipolo di appassionati (Marcellini, Carboni, Mariani, Fausto Perrone). Ma l’orizzonte dei successi sportivi sembrava troppo ristretto per uomini che erano stati capaci di imprese organizzative memorabili.

Nel 1966, anno importante per la sezione nuoto, Arnaldo Benigni dà nel frattempo via libera all’assunzione di Celio Brunellesehi, in qualità di allenatore. Un passo di straordinaria importanza nella storia del nuoto giallo-celeste.


La nuova piscina coperta.Celio Brunelleschi, “sprinter” della Rari Nantes Florentia, più volte campione italiano e recordman sui 100 stile libero, toscano “spirito bizzarro”, dal carattere difficile, ma capace di farsi amare in modo enorme, si rivela un “acquisto” eccezionale per il suo vasto bagaglio tecnico, unito ad uno spiccato senso organizzativo. In tanti e tanti anni di assoluta fedeltà all’Aniene si guadagnerà la stima unanime di grandi e piccini. Ed anche oggi, che non fa più parte della famiglia dell’Aniene, c’è chi continua a consigliarsi con lui confidando nel suo prezioso bagaglio di esperienza.

 

Ma intanto, con il nuovo corso impresso all’Aniene dall’Operazione Acqua Acetosa, altre discipline si affiancavano al canottaggio (attività primaria del Circolo) ed al nuoto: i tuffi, il tennis, la pallanuoto, il nuoto sincronizzato ed il calcetto, discipline di cui parleremo più avanti. Ed ecco uscire dal cilindro (da prestigiato re...) di Arnaldo Benigni una nuova sorpresa. Sull’onda crescente di entusiasmo per la sezione nuoto, “er cinese” lancia l’idea di costruire una vasca coperta. Realizzandola l’Aniene sarebbe stato il primo Circolo romano praticante il nuoto agonistico ad avere un impianto “indoor” di sua proprietà, rafforzando in tal modo la sua già brillante posizione in campo nazionale. Così l’Aniene, mai stanco o appagato, riparte in quarta per raggiungere un altro traguardo di prestigio.

Benigni prende contatti con Mario Saini (divenuto intanto segretario generale del CONI dopo la morte dell’indimenticabile Bruno Zauli) e con la Federazione Italiana Nuoto, svolgendo nel contempo una accurata indagine presso i Canottieri Olona di Milano, il cui presidente Aldo Parodi (successivamente presidente della FIN per tanti e tanti anni) è prodigo di consigli e di informazioni, basati appunto sull’esperienza diretta fatta in occasione della costruzione della piscina coperta délla Canottieri Olona. Inaugurazione della piscina coperta.Ma il destino di ogni progetto targato Aniene sembra quello di essere contestato. Ci sono i fautori della realizzazione della nuova piscina, che si costituiscono in gruppo, e ci sono anche gli oppositori, decisamente contrari all’impìanto (per ragioni di costo e per timore di veder invaso il Circolo da una marea di ragazzini e accompagnatori). Ma è ancora una volta il partito dei progressisti a trionfare, guidato dal presidente Benigni. La sera del 1 marzo 1966 l’assemblea approva infatti la costruzione del nuovo impianto.

Come al solito, la “nuova via” può essere tracciata con il compromesso dell’approvazione di altre migliorie, quali l’ampliamento del ristorante al chiuso e la creazione del ristorante all’aperto per il periodo estivo.La piscina coperta dunque si avviava a diventare realtà indovinatissima. ll nuoto ed i tuffi avevano dato tante soddisfazioni all’Aniene e battere sul ferro caldo sembrava l’operazione più opportuna. Per la grande gioia dei dirigenti della sezione Sandro Carbone, Franco Roberti (quanti rimpianti per la sua prematura scomparsa!) e Nereo Rossi (papà di Claudio e Bruna, due atleti che tante soddisfazioni hanno dato all’Aniene). Approvata la costruzione della piscina coperta, secondo consuetudine, si riprendeva a respirare aria di bonaccia e Benigni presidente assai amato se ne compiaceva soddisfatto.


Edmondo Orlandi ed Aldo Stacchi, allora presidente della Lega Nazionale Calcio.Il segretario Piero Marini non si stancava di ripetere a tutti che l’impegno per la nuova vasca non avrebbe inciso sull’amministrazione ordinaria e che pertanto si sarebbero presto risolti anche gli annosi problemi del galleggiante, degli spogliatoi e del ristorante. Sul piano tecnico Tullio Maciocci, Luciano Del Bufaio, Aurelio Antoneffi, Glauco Giannini e Nicola Luciani regalavano al club la loro attività professionale alla ricerca di una soluzione tecnica funzionale e dai costi contenuti.

 

L’approvazione definitiva dell’assemblea si ebbe il 29 febbraio 1968 e, grazie al contributo del CONI, la piscina coperta divenne presto realtà. Presto ma non tanto da consentire a Bruno Ughi, socio entusiasta della nuova iniziativa, di goderne. La morte, implacabile, infatti lo ghermiva prima del tempo togliendogli questa ultima agognata soddisfazione. La costruzione, affidata alla società I.P.I., veniva completata alla fine del 1968 ed entrava in funzione nel maggio dell’anno successivo dopo essere stata benedetta dal cardinale vicario di Roma Dell’Acqua, alla presenza del sindaco di Roma Santini e di altre autorità cittadine.

L’impianto, magnifico nella sua struttura, veniva arricchito da numerosi pannelli decorativi realizzati dal socio pittore Corrado Schiavetto. Grazie a questo nuovo tassello il “puzzle” dell’Aniene si avviava a diventare sempre più completo; il Circolo, sempre più bello, sarebbe stato ammirato da tutta l’Italia sportiva e non. Sono anni tranquilli, animati per lo più da brillanti imprese sportive che, secondo tradizione, continuano a dar lustro al glorioso vessillo gialloceleste.

Nel 1967, frattanto, l’Aniene aveva ricevuto dalle mani del presidente del Consiglio on. Moro e del presidente del CONI avv. Onesti la Stella d’Oro al merito sportivo, un riconoscimento assegnato alle società benemerite nella delicata operazione dell’avvio dei giovani allo sport e dopo la premiazione aveva avuto l’onore di essere ricevuto al Quirinale dal Presidente della Repubblica on. Saragat. 1967. Consegna delle targhe dell'Amicizia al presidente del CONI Onesti, ed al segretario generale Saini.Anni tranquilli, dicevamo, per il Circolo, che fanno contrasto con quel che succede contemporaneamente in Italia: siamo nel 1968, anno di tumulti, di rivolte studentesche, di contestazione, di un nuovo modo di interpretare la vita soprattutto tra i giovani e i giovanissimi.

L’Aniene allarga sempre di più il numero dei propri aderenti. Nell’assemblea del dicembre viene infatti elevato il numero dei soci ad 800. E l’allargamento consente al Circolo cli far fronte con la consueta serietà a tutti gli impegni economici assunti. Nell’assemblea del gennaio 1970 si ha addirittura la gradevole sorpresa di constatare che ogni debito passato è stato saldato e che addirittura si è concretizzato un utile da poter devolvere alla attività sportiva agonistica. In queste riunioni si affaccia alla notorietà del Circolo un valente presidente di assemblee, l’avv. Rodolfo Guzzi, che di li a qualche anno avrebbe guidato anche il Circolo dall’alto della carica più prestigiosa, quella di presidente.Prima di chiudere il ricordo degli anni Sessanta, bisogna però fare un piccolo passo indietro e ricordare come venne celebrato degnamente, nel 1967, il 75° anniversario dell’Aniene.


1967. Aldo Moro conferisce la Stella d'Oro al merito sportivo al Circolo Canottieri Aniene.I festeggiamenti ricalcarono per lo più quelli del 1962 (70° anniversario) e si conclusero con una memorabile cerimonia salutata dal fragoroso scoppio del cannoncino sociale che più tardi doveva interrompere con un altro crudele “botto” il sonno tranquillo di un socio appisolatosi all’interno della sede, per segnalare la partenza di un outrigger a otto vogatori (la cui età totale si calcolò di qualche secolo) in procinto di risalire la corrente del fiume.

 

Al timone sedeva il “monumento vivente” del canottaggio italiano, Gianpiero Filippi, una delle più robuste colonne dell’Aniene sia come vogatore che come dirigente lungo l’arco ininterrotto di sessanta anni; al primo carrello Antonio Ghiardello e poi nell’ordine Giliante d’Este, Enzo Rampeffi, Luciano Lombardi, Fabio Dineffi, Pippo Roneari, Memmello Stampa, Mario Artero. Tutti atleti da medaglia olimpica, campioni italiani, campioni universitari.Degna corona facevano i pagaiatori, protagonisti di tante vittorie giallocelesti in canoa, Lello e Toto Bastoni, Albera, Piccinelli e Fabbri. Giuseppe Vetere, con i figli Paolo e Marcello, portano il vessillo dell'Aniene in Campidoglio per il conferimento della Stella d'Oro al merito sportivo.

Contemporaneamente nella piscina e sui campi da tennis i giovani e le giovani delle fiorenti sezioni sportive, guidati dai loro dirigenti Mariani, Marcellini, Zizek, Ranieri e Cuzzeri, facevano sfogo della loro bravura riscuotendo gli applausi del folto gruppo di invitati.

Il presidente Nicola De Pirro ed il suo stato maggiore composto da Benigni, Ughi, Orlandi, Marini, Puecher, Maciocci e Dineffi facevano gli onori di casa. Tanti gli ospiti, più o meno illustri, che, dopo la Messa al campo, officiata dal solito parroco della Chiesa del Sacro Cuore Immacolato di Maria padre Giuseppe Husu (che in tanti anni aveva benedetto i momenti più importanti del Circolo), partecipavano ad un lauto banchetto.

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