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Ed al fianco di Ninni Brunialti si metteva in luce un altro indimenticabile personaggio, un grandissimo eclettico atleta: Archimede De Gregori. Ricordarlo è stato più facile grazie all’aiuto del figlio Pierino De Gregori. “Era il maggior atleta romano di quei tempi: scherma, lotta, boxe, ciclismo, nuoto, canottaggio... emergeva in ogni disciplina sportiva. Vinse la prima edizione della classica ciclistica Roma-Napoli-Roma montando una bicicletta Stucchi. Complessivamente conquistò 105 medaglie d’oro.
La vittoria più prestigiosa fu quella ottenuta nella Vicenza-Roma, organizzata dalla Audax Sportivo. Trionfò nella “Spada del Re”, al “Torneo Medievale a cavallo”, a Roma, a Piazza del Popolo nel 1900, superando il notissimo maestro Giannèse. Una sorta di antica giostra in cui De Gregori aveva scelto come proprio nome di battaglia “il Duca di Mombello” e Giannese “Pico della Mirandola”. Una lotta accanita tra i due a base di colpi secchi inferti con uno spadone pesantissimo manovrato a due mani. Alla fine dello scontro dovette intervenire un fabbro per liberare Giannese dall’armatura ormai ammaccatissima.
Vogatore formidabile, esordì con la maglia del Circolo Donau di Vienna, città nella quale conobbe la ragazza che doveva diventare sua moglie. Vestita la maglia dell’Aniene, conquistò tante e tante vittorie: una brillantissima carriera sportiva che chiuse nel 1911 ancora vittorioso con l’ “otto” scherzosamente denominato “Richiamati” (c’era la guerra Italo-Turca). Di lui si ricordano ancor oggi alcuni simpatici episodi. Secondo la moda del tempo, Archimede portava al dito un grosso “cecio”, ovvero un vistoso brillante che, generosamente, sacrificò al Monte di Pietà per anticipare le spese dei canottieri giallocelesti.
Cuor d’oro, ma battagliero come pochi. Alla partenza di una finale contro l”otto” francese, doveva essere trattenuto a viva forza da un incaricato sistemato sul banchino. Temendo brutti scherzi da parte di qualche transalpino (un timone tenuto troppo a lungo...) pretese che la scelta cadesse su un italiano, un attore della compagnia di Tina Di Lorenzo, che in quei giorni si esibiva alla Comedie Francaise. E le cose andarono per il meglio.
La vittoria sulle acque della Senna provocò per giorni e giorni grandi inevitablli festeggiamenti, conclusi da un indimenticabile pranzo nel notissimo ristorante capitolino “La Rosetta” al Pantheon.Pranzo che, secondo usi e costumi dei canottieri, finì a colpi di carciofo in faccia. Uno di questi proiettili untuosi colpì un aviatore romano emulo di Bleriot (il celebre personaggio che aveva da poco compiuto lo spettacoloso raid della traversata della Manica). Quest’ultimo, ribollente d’ira, investì l’allegra brigata di epiteti irripetibili e la situazione non precipitò solo grazie all’intervento del presidente dell’Aniene Calabrini che, con mosse eleganti, preso in mano un carciofo gocciolante lo strofinò sullo sparato bianco del suo frac, mettendosi in tal modo ‘au pair’ con l’aviatore. Tutto finì in una scrosciante risata collettiva”.
Nel famoso “otto” dell’Aniene, oltre a Brunialti e De Gregori, gli altri componenti erano figure di spicco dell’alta borghesia romana, tra i quali ricordiamo Alfonso Serventi e Guido De Cupis. Quest’ultimo rimase, anche nella tarda età, personaggio eclettico.
Proprietario della splendida villa situata a ridosso del Convento di Palazzolo, sul lago di Albano, sul finire degli anni Trenta vi si recava a bordo di una Fiat Balilla Coupé che aveva ordinato espressamente alla Carrozzeria Farina con un tetto molto più alto del normale, per contenere la sua statura eccezionale. In quegli anni D’Annunzio si recava assai spesso a Palazzolo a trovare De Cupis, il quale puntualmente faceva trovare una torta di marzapane verde-chiaro ricoperta di cioccolato che il poeta amava in modo particolare. Parlavamo, dunque, dei migliori remi dell’Aniene dell’epoca, e dopo la commovente testimonianza su Brunialti, passiamo a ricordare l’altro grande sportivo che risponde al nome di Gigi Moroni.
Un vero caposcuola. Proveniente dal Tevere Remo, dove già si era distinto come formidabile vogatore, divenne socio dell’Aniene il 15 maggio 1908 e subito si fece apprezzare per le sue indiscutibii doti sportive. Di professione “conte”, non essendo impegnato in alcuna attività lavorativa, passava le sue giornate insegnando agli altri soci la difficile arte del remo, riuscendo a trasfondere con passione tutto quanto di valido era riuscito ad apprendere in tanti anni di voga. Negli anni a seguire uno degli allievi prediletti fu Tullio Maciocci che spesso andava con lui in double scull. Spirito scherzoso, animo amabile, per lungo tempo rappresentò un punto fermo nell’ambito del Circolo.
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