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Tra i cimeli del Circolo spicca ancora oggi un glorioso ancorotto in bronzo di cui si servì la madrina eletta per infrangere la tradizionale bottiglia di champagne all’atto dell’inaugurazione del nuovo galleggiante. Era il 1913.

 

Dicevamo dunque di feste continuate ad allietare giornate interminabili, ma tutto ciò senza dimenticare lo sport, questa magica parola capace di spronare chiunque. E proprio con questo spirito si cercava di far di tutto pur di favorire chi avesse necessità sportive.

Alfredo Pagani, ad esempio, vogatore dell’Aniene, dovendo correre i 110 hs ai Campionati italiani di Atletica Leggera in programma a Roma, in Piazza di Siena, nel 1908 (in quello stesso campo in cui oggi si svolge il celebratissimo Concorso Ippico Internazionale), proprio alla vigilia della competizione ebbe la gradita sorpresa di vedersi regalare dai soci un paio cli scarpe morbidissime provenienti dalla lontana Inghilterra. Scarpe miracolose visto che Alfredo Pagani vinse il titolo italiano dando lustro all’Aniene anche in una disciplina nuova, estranea al canottaggio.

E da vero sportivo entrò nell’Aniene anche Nanni Merlo. Del Nunzio, indimenticabile numero due dell’otto gialloceleste, stava male e, venendo meno le sue forze, pensò a quel giovane gagliardo, che remava niente male, come suo possibile sostituto per il futuro. Ne parlò a Brunialti (il papà dell’Aniene a forma di remo) che ebbe subito un moto di simpatia spontaneo per il nuovo arrivato. “Il mio moretto”, così Brunialti chiamava affettuosamente Merlo che di li a poco sostituiva Del Nunzio nel glorioso armo.

Sono stati in molti a domandarsi chi sia stato il miglior remo del Circolo di quegli anni e la risposta che ne è scaturita è duplice: in assoluto Ninni Brunialti, gran vogatore, uomo massiccio, indistruttibile; come stilista Gigi Moroni, dalla vogata perfetta, eccellente come insegnante, simpatico e chiacchierone. Sfogliando la raccolta della rivista “Il Canottaggio” abbiamo rinvenuto una rievocazione di Brunialti a firma del compianto giornalista Natale Bertocco che ci fa piacere riportare testualmente: “Veneto, di nascita, Giovanni Brunialti era romano di animo, e dell’anima romana aveva tutti gli slanci, tutte le passioni, tutta la bontà. Quella sua stessa giocondità e quella franca cordialità che lo facevano amico caro per tutti, erano doti schiettamente romane. L’Aniene, che lo ebbe fra i suoi dal 1902, lo annovera fra i campioni invincibili. Il Tevere fra i suoi più superbi rappresentanti.

Iniziò lo sport del remo da solo, in quel caratteristico tratto di fiume amico che da ponte Margherita va a ponte Cavour; su di un’esile imbarcazione, senza alcuna guida, senza alcun allenatore. Guardava e studiava gli altri, cercando di imitarli e di migliorare se stesso. Fu maestro di se stesso. La sua carriera, il suo progresso furono rapidissimi. Socio dell’Aniene all’età di vent’anni, sbocciati allora, con una superba esuberanza giovanile e una passione indicibile per lo sport del remo, Brunialti debuttò a Bocca d’Arno neI 1904, nel “quattro di punta” junior, con De Gregori, Del Nunzio e De Cupis, conquistando il primo Campionato d’Italia.



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