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Questo l’Anastasi della Facoltà di Ingegneria. Quello dell’Aniene era invece molto diverso. Abbronzatissimo, quasi abbrustolito dal sole, montava sempre in yoletta con la zavorra a poppa e faceva la sua onesta passeggiata fino a ponte Risorgimento o poco più in là. Era molto interessato allo stile e alla meccanica della voga: fra i suoi scritti esiste un bellissimo articolo pubblicato sulla “Rivista marittima” che pone in termini fisici e matematici la meccanica e dinamica della voga, e che è la dimostrazione precorritrice della validità dello stile moderno.
Scrisse anche uno studio sulla opportunità di sperimentare la “voga alternata” nell’otto. Tanto severo all’Università quanto amabile al Circolo. Una volta, mentre prendeva il sole sullo zatterino, spiegò perché maltrattava gli studenti agli esami: “Gli studenti cominciano a scrivere formule sulla lavagna e magari non hanno capito la sostanza di quello che scrivono. Il vero ingegnere è quello che progetta, dimensiona i vari organi di una macchina e le travature di un edificio ed opera con il calcolo solo per verificare la stabilità o la resistenza di quello che lui ha progettato”.
Sapeva essere comunque sempre scherzoso. Un vero maestro di vita". L’Aniene, non ancora ventenne, viveva anni pieni di entusiasmo, inventando ogni giorno qualcosa di diverso per allietare i nuovi soci. Proprio nel pieno rispetto della sua etichetta di Circolo Canottieri, nel 1911, operò una spietata selezione fra i soci dell’epoca per costituire un equipaggio di un “otto outrigger” che il 2 settembre sul percorso Roma-Anzio (ormai una classica del remo) ottenne una performance di notevole rilievo. Un equipaggio di livello non solo sportivo ma anche professionale visto che era formato dal conte Gigi Moroni (capo voga) e dietro a lui nell’ordine da Olindo Bitetti (giornalista del “Corriere della Sera” e avvocato) Armando Giovannetti (ingegnere), Priori (ingegnere), Gisci (avvocato), Ascarelli (professore), Schraider (avvocato), Ceccherini (ingegnere) ed al timone da Cupelli (avvocato).
Salutato alla partenza dal galleggiante sociale, ancorato sotto il Lungotevere in Augusta, dai soci e rispettive gentili signore, l’otto raggiunse Fiumicino (70 km.) in appena tre ore! Dopo un breve riposo, alle tre del mattino, l’equipaggio riprese il mare ed in altre cinque ore percorse i 50 km che lo dividevano da Anzio. Un’impresa storica, salutata dai soci con festeggiamenti che durarono giorni e giorni. Tutta Roma ne parlò.
Dall’aprile del 1906 il Circolo aveva frattanto un nuovo presidente (il sesto della sua storia) nella persona del marchese Carlo Calabrini, uomo integerrimo, di nobile e rinomata famiglia che, nei tredici anni di presidenza, doveva lasciare un marchio indelebile nella storia del Circolo.
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