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Le Origini del Circolo Canottieri Aniene

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Le Origini del Circolo Canottieri Aniene
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L'Aniene, affluente di sinistra del Tevere, nasce nei Simbruini in due rami, l'Aniene vero e proprio e il Simbrivio. Scorre dapprima in una vallata stretta e incassata, non ricevendo fino ad Agosta cospicui contributi. Poi, tra Agosta e Roviano, è accresciuto da altre sorgenti, delle quali le più copiose sono riservate all'approvvigionamento idrico di Roma. Più oltre la valle muta direzione facendosi più ampia. II fiume, a monte di Tivoli, salta il ripido orlo del Subappennino calcareo, con un gruppo di cascate.

Una delle primissime gite organizzate dall'ancora sparuto gruppo dell'Aniene.

Nel corso inferiore, invece, divaga a meandri nella campagna romana fino a gettarsi nel Tevere alle porte della Capitale. II Tevere, fiume di Roma, vanto ma anche preoccupazione per la città, dopo la rovinosa piena del 29 dicembre 1870, per far sì che episodi del genere non si ripetessero, il governo piemontese preparò un progetto di fusione Tevere-Aniene che avrebbe dovuto condurre ad una grande fascia d'acqua oltre la quale si sarebbe dovuta espandere e crescere la moderna Roma. Progetto ambizioso ma rimasto nei sogni, irrealizzabile per gli enormi costi e la mancanza di adeguati macchinari.

Vennero invece realizzati i famigerati "muraglioni ", tanto detestati dai romani, sulle fiancate del fiume e Roma, come se non bastasse, perse il porto di Ripetta. Così iniziò l'allontanamento della città dal Tevere. Tevere e Aniene, due fiumi e due nomi destinati ad unirsi, non solo nel paesaggio laziale ma anche nella nostra storia in un coacervo misterioso ed esaltante.

Nome prestigioso di fiume questo "Aniene", che nell'antichità era pure chiamato " Teverone", forse navigabile secondo il geografo e storico Strabone. Salpavano le zattere dalla zona di Barco, nelle adiacenze di Ponte Lcano, cariche di travertino, alabastro e pietra quintilina, con approdo a Roma. Le contrassegnavano la scritta A.U.F., ad usum fabricorum. Diogene di Alicarnasso, storico greco, precisò che "L'Aniene dalla città di Tiburto si precipita da un'alta rupe" e Orazio: "l'antro di Albunea, risonante del precipitoso Aniene". Tevere più Teverone dunque. Un legame, quello tra Roma ed il Tevere indissolubile ed affascinante,un legame che ha fatto la storia di Roma sportiva.

Tanti campioni di tutti gli sport hanno passeggiato sulle sue rive millenarie, intere generazioni hanno dato vita ad un'epoca indimenticabile,lasciando le proprie impronte sull'argilla biondastra che dona alle sue acque il caratteristico colore. Canottieri, nuotatori, lottatori, pesisti, ginnasti, calciatori, rugbisti, pugili di tutte le categorie. Un mondo favoloso che non tornerà più l'autentica culla dello sport romano. Epoca spensierata di "sport pour le sport", segnata da innumerevoli imprese atletiche, che aveva come epicentro il fiume echeggiante di allegre risate, teatro di scherzi incredibili, di formidabili tuffatori che, travestiti da donna, saltavano giù dai ponti e facevano accorrere questurini ed ammassare i passanti, sbalorditi e impauriti, lungo i muraglioni. Irripetibili episodi di folklore tiberino che hanno fatto un'epoca e che resteranno come pietre miliari della storia capitolina. Un'immagine del primo galleggiante.

Ed in un'atmosfera del tutto particolare, tra lo sportivo, il goliardico ed il bohèmien un po' "bullesca" e un po' menefreghista, nasceva il Circolo Canottieri Aniene, il 5 giugno 1892. Non rappresentava una novità, ma veniva ugualmente accolto con sorpresa. Già nel 1867 la Società Ginnastica Serny (presidente Guglielmo Grant) vedeva la luce, società coraggiosa visto che i suoi componenti si esercitavano sul fiume con esemplare sprezzo del pericolo essendo spesso presi a fucilate da gendarmi pontifici (acerrimi nemici dei garibaldini) che, appena vedevano "rosso" (il colore delle maglie dei ginnasti) sparavano.

 



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