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La nuova sede

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La nuova sede
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Consoci prendon possesso del terreno su cui edificare la nuova sede.L‘ Aniene viveva problemi di spazio e crescita sempre maggiori. Problemi che percepisce l’assemblea chiamata a votare, nel 1951, per eleggere il suo nuovo presidente. E la scelta cade, dopo molte incertezzc, sul nome ben conosciuto e stimato di un vecchio socio: il gr. uff. avv. Nicola De Pirro. Al suo fianco, operoso come sempre, vicepresidente è Arnaldo Benigni il quale è giustamente preoccupato della concorrenza di altri circoli remieri cittadini come il C. C. Roma, il C. C. Lazio, il C. C. Tevere Remo, la stessa Tirrenia, ultima arrivata sulle rive del Tevere (purtroppo... non più biondo e accogliente come un tempo), circoli dotati di ampi spazi a terra, piscine e campi da tennis, capaci di attirare un numero sempre maggiore di sportivi desiderosi di entrare in un club dalle attrezzature moderne, togliendoli all’Aniene che altro non poteva offrire se non i due galleggianti e le barche, dal momento che nel fiume, ormai giunto al massimo dell’inquinamento, era stata vietata dal Sindaco di Roma la balneazione.

Una posizione quella dell’Aniene, come si può ben immaginare, molto difficile. Ma Arnaldo Benigni è deciso a bruciare le tappe senza troppi indugi. L’occasione d’oro si presenta nel 1954. Insieme all’ing. Sante Zaceherini (“er turco”, questo il soprannome con il quale è conosciuto dai più), Benigni conclude felicemente un’operazione che possiamo senz’altro definire eterodossa, in questo esce fuori dal comune, scavalcando elegantemente le regole precise imposte dalla burocrazia. Un’azione grazie alla quale Benigni e Zaeeherini riescono ad ottenere dal Genio Civile l’adozione di una delibera diretta ad assegnare al Canottieri Aniene un’ampia zona golenale adiacente all’antica Fonte della Acquacetosa. Consoci prendon possesso del terreno su cui edificare la nuova sede.Maggio1954. S.S. Pio XII riceve a Castelgandolfo una delegazione di atleti, tra cui alcuni soci del Circolo.

A proposito di questa vecchia fonte, così cara ai romani delle vecchie generazioni, ricordiamo che la sua prima costruzione risale al Cinquecento, poi migliorata nei secoli successivi ed ingrandita con altre costruzioni. Neli’antichità, l’Acquacetosa divenne assai famosa in quanto risultò altamente terapeutica: una vera manna per tutti i mali, un’acqua che si beveva volentieri per il suo sapore gustoso e frizzante. “Fresca, l’Acqua acet000osa!», gridava dal earretti il bottigliaro che la andava vendendo per Roma. Il patrimonio delle acque nell’Urbe, del resto, è sempre stato fra i più riecchi e proverbiali del mondo. Ci condurrebbe troppo lontano dalle nostre tematiche il tentativo di ricordarle tutte.

Per esse, una soltanto in omaggio alla Radiotelevisione italiana: l’Acqua Traversa, nella zona nord del Foro Italico. Vi si aeeampò, nel 217 a.C., Annibale dopo la battaglia di Carme, vittorioso sì, ma affaticato dalla sempre più poderosa reazione delle legioni romane: mentre inclimentieabile, almeno per gli storici, è la famosa battaglia ad Saxa Rubra tra le milizie di Massenzio e le legioni cli Costantino.



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