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Il Centenario
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Le discipline sportive praticate ufficialmente all’Aniene sono sei: canottaggio, nuoto, tennis, corsa, calcio a cinque e pallavolo. Logico che, in occasione del Centenario, si siano programmati una serie di tornei da svolgersi con la partecipazione degli altri tradizionali circoli romani. Un’opportunità per riunire sodalizi gloriosi come il Canottieri Tevere Remo, il Canottieri Roma, il Canottieri Lazio, il Canottieri Tirrena Todaro, il T.C. Parioli, la Società Romana di Nuoto, il Circolo Ministero Affari Esteri attorno all’Aniene.Inizio Tornei Intercircoli del Centenario Aniene (11 maggio 1992)
 
Rimarranno a lungo nella memoria di centinaia e centinaia di partecipanti a questi tornei le affascinanti gare di nuoto svoltesi nella piscina coperta, te interminabili partite di tennis sui campi in terra rossa, le sfide agguerrite di calcio a cinque, il sano agonismo buttato a piene mani sul campo di pallavolo, il gioioso affanno messo nella corsa, la vitalità prorompente delle regate sul Tevere. Momenti di sport, per professionisti, imprenditori, funzionari che, abbandonando per un giorno il serioso impegno professionale, hanno vissuto felicemente sognati momenti di gloria.Tavola rotonda «Il Tevere» (20 maggio 1992)Da sempre l’Aniene vive sul Tevere ed era dunque naturale che si celebrasse con una tavola rotonda il fiume di Roma. Personaggi illustri, studiosi, appassionati alla presenza cli autorità, soci ed amici in un tardo pomeriggio primaverile tutti insieme chiamati a celebrare il grande fiume ed a studiare appassionatamente le soluzioni per un rilancio in grande stile.
D’altro canto del Tevere la città di Roma si preoccupò sin dal passato più remoto. Nell’antica Roma esisteva una magistratura delle acque. Un’emanazione dei curatores operum publicorum, istituita da Augusto, per la tutela del patrimonio architettonico-urbanistico che non poteva certo disinteressarsi dell’allora «biondo» Tevere. Una commissione di cinque senatori aveva il preciso compito di mantenere integro il letto del grande fiume dell’Urbe.
Come non ricordare il grande Vitruvio, magistrato delle acque, al quale si deve l’indicazione di un semipiede per ogni cento metri per la pendenza degli acquedotti, a differenza di Plinio che la considerava di un quarto di pollice.
Per il Tevere si ottemperava ad una «manutenzione» continua: il letto continuamente dragato e sorvegliato; gli argini larghi e battuti, per consentire a schiavi e buoi di trainare ai piatti barconi dagli approdi di Ostia al piedi dell’Aventino, negli attracebi dell’Emporio.
Periodo magico durante il quale incredibili realizzazioni idrauliche consentivano all’acqua del Tirreno di arrivare nei bacini di Trastevere per lo svolgimento delle famose naumachie. Vale a dire battaglie navali allestite alla stregua di un grande spettacolo. Cesare, nel 46 avanti Cristo, fu il primo ad allestire una simile rappresentazione adibendovi schiavi e condannati a morte, data la realtà dei combattimenti. Augusto nel 2 a.c. fece preparare un diverso bacino sulla riva destra del Tevere, nella zona di San Cosirnato: era lungo 540 metri e largo 360. Un nuovo acquedotto lo alimentava: quello dell’acqua Alsietina. I combattenti, generalmente, superavano i diecimila. Domiziano elirninò, forse per motivi politici, questo comitato permanente di senatori addetti alle acque. Non per questo il Tevere ebbe meno cure e meno attenzioni a cominciare dal ririforzamento degli argini e dal mantenimento della purezza delle acque. Questo il riferimento nobile da confrontare con una realtà che vede oggi il Tevere avvelenato e rischioso da navigare per tutti quei ragazzi che vi praticano il canottaggio. la tavola rotonda tenuta nel salone di rappresentanza dell’Aniene va dunque ricordata come una sorta di crociata di parole tutte espresse nella ferma intenzione di salvare il Tevere.

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