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Gli anni d'oro

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Gli anni d'oro
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E il Tevere? Continuava a scorrere placido e tranquillo per la gioia dei suoi assidui frequentatori. Pulito sempre o quasi sempre perché ogni tanto purtroppo qualcuno veniva colpito dal rarissimo morbo di Weil. Davvero nulla al confronto del terribile disastro ecologico che si sarebbe maturato negli anni a seguire. E sul Tevere ed intorno al Tevere il Circolo Aniene cominciò a scrivere le pagine più belle della sua storia sportiva. Le pagine che comprendono il periodo che va dagli anni venti allo scoppio della Seconda guerra mondiale.

L’Aniene sembrò votarsi intorno al 1924 al nuoto dopo essersi affiliato alla Federazione Italiana Rari Nantes nel 1920. Soci in barca.Un gruppo di soci (Adriano Lori, Memmello Stampa, Tullio Maciocci, Mauro Buonvino, Sandro Lo Faro, Ugo De Angeis, Gustavo Nappi e altri), chiesta autorizzazione al Consiglio, organizzò una squadra cli nuoto che, con la guida dell’istruttore federale l’ungherese Szabo, si allenò regolarmente nella piscina coperta dell’attuale stadio Flaminio (allora stadio del Partito Nazionale Fascista). Era questo uno degli impianti più prestigiosi della Capitale, ma tutta l’impiantistica dell’epoca, al di qua e al di là del Tevere, merita citazione d’onore. Proprio perché gravitante attorno all’alveo del fiume, considerato fin dal primo ‘900 zona preferenziale, pure per l’organizzazione di quelle Olimpiadi moderne che de Coubertin avrebbe voluto a Roma fin dalla IV edizione, quella del 1908.

Ubicata a partire da Ponte Milvio per allargarsi sulle alture della Farnesina e le pendici di Monte Mario. Scelta ecologica, si direbbe oggi, comunque capace di scoraggiare già allora quella speculazione edilizia avviata verso quell’incantevole zona verde. Si pensi che nel decennio 1932-42 vennero messi a dimora in tutto il Foro 5000 alberi, tra i quali 25 cedri del Libano, 986 lauri Nobilis, 1410 cipressi, 1450 lecci, 4 viburni, 4 camelie del Giappone, 5 magnolie, 1140 pini e così via.È una storia per certi aspetti parallela, e in ogni caso contemporanea, all’evoluzione del nostro Circolo dal quale è necessario non discostarsi troppo nel racconto.

Un episodio, però, non si può tacere: quello che vide il Tevere comprimario del trasporto del masto dontico blocco monolitico, del peso cli 300 tonnellate, per l’obelisco del Forum Imperi. Cinque rimorchiatori lo trainarono sulle acque del fiume, sotto i ponti. Era il mese di dicembre 1929. La squadra cli nuoto dell’Aniente partecipò, con alterne vicende, a numerose gare locali, interregionali finché, sotto la spinta di Gigi Moroni, passò tutta al canottaggio. Fu un momento di esaltazione sportiva. I soci, oltre al nuoto e al canottaggio, frequentavano assiduamente corsi di boxe e scherma sotto la guida di famosi istruttori e campioni, quali Sansoni e Fabrizi per la scherma, Piacentini e Parboni per la boxe. Anche il calcio era praticato con accesissime sfide tra soci.


A proposito di scherma, in un periodo in cui sembrava che il duello dovesse ancora dirimere certi contrasti, merita d’esser citata questa nota apparsa su "La Fiera Letteraria” del 15 agosto 1926. Dice: “Dopo essersi scambiate reciproche accuse di maldicenza letteraria, e alcuni pugni in un incontro al Caffé Aragno, Massimo Bontempelli e Giuseppe Ungaretti si sono battuti ieri alla spada nelia villa nomentana di Luigi Pirandello... I due avversari, in maniche di camicia, colletto e cravatta svolazzante, si sono assaliti a tre riprese: a una terza, Ungaretti ha ricevuto all’avambraccio destro una ferita di tre centimetri che ha posto fine al duello”. Evidentemente non frequentava la scuola di Sansoni e Fabrizi.

 

Dimenticavamo, piuttosto, che nel 1925 diveniva socio l’arch. Mario Marchi, classe 1890, oggi decano del Circolo. Sfogliando il vecchio Registro dei soci compare iscritto al n. 1016, nel 1995 festeggerà i suoi 70 anni di appartenenza all’Aniene. Ma torniamo a parlare della storia sportiva del Circolo che nel 1929 ebbe una svolta importantissima. Da Santa Margherita Ligure arrivava un pescatore-canottiere già noto nell’ambito del mondo del canottaggio: si chiamava Antonio Ghiardello. Avrebbe rappresentato un ciclone per gli ambienti remieri romani facendo saltare in aria tutte le vecchie teorie della voga, con la sua “palata” veloce ed elegante, con la sua “ripresa” bruciante. Il suo motto era: tira il remo come se stessi infilandoti uno stivale o i calzoni”.

E gli allievi, ubbidienti, eseguivano perfettamente il movimento vogando sempre meglio e raccogliendo successi su successi. Il primo socio ad interessarsi di Ghiardello fu il conte Gigi Moroni, assiduo frequentatore di Santa Margherita Ligure, tecnico remiero di notevole valore, per molti anni forgiatore degli equipaggi giallocelesti, il quale, fin dal 1925, era rimasto entusiasta del suo stile cli voga. Moroni ne parlò al generale Giorgio Vaccaro, socio illustre del Circolo (che avrebbe poi presieduto dal 1930 al 1939). Preparazione all'uscita sul fiume.

Accompagnato dal socio Gianpietro Filippi, segretario della Federazione Italiana Canottaggio, Vaccaro si recò a Santa Margherita Ligure e, dopo un lungo colloquio con il presidente dell’Argus, tale Isola (al quale era legato da ideali politici), riuscì a convincerlo sul passaggio di Ghiardello all’Aniene, contro il parere e la volontà di tutti gli sportivi di Santa Margherita che spontaneamente si erano offerti cli lavorare un’ora di più al giorno, purché il celebre capo-voga restasse in forza alla società locale.

Antonio Ghiardello, formidabile atleta di razza ligure, dai muscoli d’acciaio, dai nervi saldi, dalla volontà tremenda, si accingeva quindi a trasformarsi in romano d’adozione, e, nel contempo, ad entrare nella storia dell’Aniene. Innumerevoli furono infatti le vittorie ottenute in campo nazionale e internazionale da lui direttamente e dagli equipaggi affidati alle sue cure. Di tutti questi parleremo più avanti diffusamente.


Soci impegnati in una vogata.Alla guida del Circolo nel frattempo era passato per il biennio 1926-1927 il senatore Romeo Gallenga Stuart, al quale succedeva il senatore Filippo Cremonesi nei due anni seguenti. Filippo Cremonesi, un nome che viene ricordato anche nella storia della capitale come il primo “governatore di Roma”. Sì, perché con legge del 28 ottobre 1925, il Comune di Roma venne trasformato in Governatorato dell’Urbe e Filippo Cremonesi, all’epoca sindaco, vide mutarsi la propria qualifica in modo davvero insolito.

 

Era il mattino del 28 ottobre 1925 ed alla Garbatella, noto quartiere periferico della capitale, si svolgeva la cerimonia inaugurale di un complesso di fabbricati dell’Istituto Autonomo Case Popolari, presente il capo del governo Benito Mussolini (socio onorario dell’Aniene, con la qualifica di “Timoniere d’onore”). Il presidente dell’Istituto senatore Alberto Calzabini, parlando dell’attività dell’ente da lui diretto, citò più volte il nome di Cremonesi qualificandolo “regio commissario straordinario del Comune di Roma”, finché non intervenne Mussolini precisando: “da oggi governatore dell’Urbe”.

E il socio Cremonesi fu dunque il primo a rivestire la storica qualifica. Anche se per poco tempo visto che nel 1926 diveniva presidente dell’istituto Nazionale Luce, nel 1928 presidente della Croce Rossa Italiana e quindi ministro di Stato. Un susseguirsi di incarichi davvero prestigiosi che, rubarono sempre più tempo a “Pippo nostro” o “Pippo nostro a cavallo” (come Io chiamavano effettuosamente i romani perché vestiva spesso da cavallerizzo), tempo che mancava a Cremonesi per dedicarsi all’Aniene che nel 1930 chiamava a succedergli nella carica il generale Giorgio Vaccaro.

Ancora immagini dal fiume.Ma, prima di passare alla presidenza Vaccaro, vogliamo ricordare un evento avutosi sotto la presidenza Cremonesi che non può essere dimenticato. Raccontava il socio Maciocci, ano dei personaggi più vivaci che mai abbia avuto il Circolo, che, nel 1928, per iniziativa di un gruppo di soci, particolarmente legati da vincoli di amicizia, gusti e genere di vita (De Pirro, Cassina, Bombi, Onofri, Maciocci, Graziadei, Francesconi, Ravasini, Mascagni, Stagnitta, Greco, Serangeli, Paradisi, Renato e Nandino Bisi, Chiovenda, Cussino, Zanchini, De Rosa, Cassani, Ciaffi, Lega, Cortini, Sartogo, Peccia e non ce vogliano quei pochi o tanti che potremmo aver dimenticato) fu fondata la Lega Antialcolica, con sede presso la “Biblioteca del Valle” (all’epoca enoteca famosa e alla moda) dove, in apposito ripostiglio, venivano custoditi religiosamente i costumi da cerimonia (decorazioni, orifiammi, elmi e alabarde) che, alle riunioni quindicinali, venivano indossati sopra l’abito da sera, all’epoca di rigore.

In tali occasioni, dopo aver ricordato che lo statuto della Lega prevedeva di “far scomparire dalla faccia della terra quanto più alcool possibile”, si procedeva a lauti pasti e raffinate bevute.


Nel corso della serata i soci della Lega percorrevano in corteo le salle dell’enoteca alla ricerca di ricchi stranieri che, in cambio delle firme dei soci stessi tracciate con matita copiativa sui candidi “sparati” degli smoking, offrivano ostriche e champagne, unendosi ai cori sempre più vibranti ed altisonanti. Una Lega scherzosa ed attraente alla quale spesso si univano personaggi famosi della Roma che fu come Petrolini e Trilussa. Serate indimenticabili che finivano spesso altrove alla birreria Dreher, da Bragaglia, alla taverna Ulpia o al night “La Quirinetta” in cerca cli avventure galanti che, spesso, rimanevano solo come sogni inattuati.

 

Parlavamo dunque dell’avvento degli anni Trenta, guidati dalla nomina del nuovo presidente nella persona di Giorgio Vaccaro. Eccellente dirigente, insuperabile conduttore, Vaccaro fu l’uomo di sport che visse per lo sport ed il suo avvento alla guida del Circolo non poté che procurare favorevoli conseguenze: lo sport, all’Aniene, sotto la sua sagace guida, ebbe sviluppo sempre maggiore e migliore tanto da arrecare lustro incancellabile per anni ed anni.

Consoci e signore.E Vaccaro era presidente da pochissimo tempo quando un socio dell’Aniene, Vincenzo Sorrentino si guadagnò l’attenzione di tutta l’Italia per un’impresa davvero indimenticabile: il raid Roma-Tripoli in canoa. Aiutato solo dai suoi muscoli possenti e da un cuore d’acciaio, Sorrentino partì per la fantastica impresa il 2 giugno 1930, sospinto dall’entusiasmo dei suoi ammirati consoci. Egli si servì di una canoa regolamentare da passeggio, del tipo romano, adattata per l’impresa con piccole modifiche. Furono infatti creati, all’interno, per mezzo di paratie stagne, cinque compartimenti per far sì che gli indumenti e il materiale di scorta non fossero in pericolo. Abolito il posto del timoniere, fu sostituito con un cassone capace di contenere un serbatoio di 22 litri cli acqua e al di sopra di questo fu installata una bussola illuminata da un lanternino (in modo da renderla visibile ventiquattro ore su ventiquattro). A prora fu anche applicata una lanterna ed ai lati dello scafo due alette tali che quando negli approdi di fortuna fosse stato costretto a tirare a terra da solo l’imbarcazione, avrebbero protetto il fasciame dallo strofinio contro il terreno evitando così possibili e facili avarie.

Il raid, singolare e di difficile attuazione, fu autorizzato dalla Federazione Canottaggio ed ottenne il riconoscimento del C.O.N.I. Furono giorni difficili di crociera dura e faticosa vissuti con l’ideale cli portare il saluto di Roma capitale a Tripoli, capitale dell’Italia africana. Giorni e giorni vissuti circondato da un silenzio quasi mistico, Sorrentino affrontava se stesso combattendo una battaglia terribile non solo sul piano fisico ma anche mentale.

Battaglia che doveva concludersi trionfalmente in terra d'Africa il 4 agosto 1930. Il giorno successivo tutti i giornali parlarono della grande vittoria cli questo “canottiere” dell’Aniene.


Consoci in barca.Il Circolo guadagnava sempre più l’apprezzamento dei terzi e c’era chi all’interno pensava a fare bellissima una cosa già bella. Qualcosa come il motto degli Agnelli che afferma che non esiste cosa fatta bene che non si possa fare meglio.

 

Era il 1931 e tre soci lungimiranti — Tullio Maciocci, Ignazio Guidi e Fabio Dinelli partendo da un principio di ferrea logica, affermavano che il Circolo doveva aggiornarsi cercando nuovi e più ampi spazi, specie a terra, allo scopo cli trasformarsi in un club moderno ed accogliente. Il progetto Maciocci-Guidi-Dinelli prevedeva la realizzazione della nuova sede in uno slargo a ridosso dello scalo de Pinedo a monte di ponte Margherita. Si trattava di una moderna e razionale costruzione costituita da salone, sale di lettura, sale da gioco, un’ampio patio-solarium, palestra, docce, sauna ed accoglienti spogliatoi.

Foto di gruppo.Il progetto, articolato su numerose ampie tavole, grafici e computi metrici, fu presentato ufficialmente in occasione di una grande cena a tutti i soci alla presenza del segretario del Partito Nazionale Fascista Starace, del governatore di Roma, principe don Pietro Colonna e di altre numerose autorità. Illustrato amorevolmente dai progettisti, ottenne un notevole successo. Al lauto banchetto seguì uno spettacolo di danza del Balletto dell’Opera. Dal fasto della serata di presentazione dovevano passare tanti anni prima che il Governatorato di Roma concedesse l’area necessaria al Circolo. Ma di questo parleremo più avanti.

Ed i tempi sono maturi per tornare a parlare di sport o, ancor meglio, dei meravigliosi successi dei canottieri giallocelesti dell’epoca Vaccaro. Il 1931 vedeva il “quattro con” — formato da Ghiardello, D’Este, Cossu, Provenzani timoniere Girolimini — vincere il titolo italiano e poi il titolo europeo a Parigi (Courbevois) con la sola sostituzione di Girolimini con Giacinti al timone. Gli stessi canottieri, l’anno seguente, senza timoniere, conquistavano la medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Los Angeles nel “quattro senza”.

Ghiardello, sempre lui, animatore di tanti equipaggi, era la prima voga del famoso "otto" che il 15 maggio 1932 a Napoli batteva i fortissimi componenti dell’equipaggio del Pallanza. Con Ghiardello ricordiamo Giliante D’Este, Francesco Cossu, Antonio Provenzani, Luciano Lombardi, Raffaele Buranelli, Fabio Dinelli, MArio Artero, timoniere Emilio Girolimini. Un equipaggio nel quale, a fianco di tanti nomi famosi, spiccano quelli di due vecchi soci.


Una bella immagine di gruppo.Uno, Fabio Dinelli, noto architetto destinato a lasciare vistose tracce della sua attività nella famiglia Aniene, è stato del Circolo uno degli atleti più completi. Spirito eclettico, Dinelli non solo si distinse nel canottaggio, ma fu anche calciatore di classe. Portiere della Virtus Goliarda, una delle più forti squadre romane del tempo, si distinse classe e tempismo, doti che mise anche al servizio del nuoto, disciplina che praticò con successo finendo secondo nel Campionato Italiano Ferrovieri.

 

L’altro, Mario Artero, soprannominato “er barone der secchio” per la sua tremenda implacabile abilità nel lanciare secchiate di acqua gelata addosso ai soci che, malauguratamente, si appartavano, per meglio attirare i raggi del sole alla ricerca della mitica “tintarella”, fu socio irresistibile per la prorompente carica di simpatia e per la sua allegria perenne e, talvolta, sfrenata. Anche egli un atleta vero che seppe però, più avanti negli anni, guadagnarsi la stima dei soci anche come dirigente, ricoprendo la carica di Vicepresidente dal 1949 al 1951.

Altra foto di gruppo.Ma un altro "quattro senza", l'anno dopo, nel 1933, guadagnava un successo prestigiosissimo ai Mondiali Universitari di Como nella celebre formazione composta da Memmello Stampa, Raul Gentile, Sandro Rosa e Carlo Reanda. Così come l'”otto”, radicalmente trasformato (Ghiardello, De Angelis, Rampelli, Bobig, De Neri, Carlo Del Favero, Ito Del Favero, Provenzani, timoniere Girolimini) conquistava due nuovi prestigiosi successi sul Lecco il 17 giugno 1934 e qualche settimana dopo a Castel Gandolfo sugli “Scarronzoni” livornesi di Cioni (quest’ultima barca, al momento del confronto, era imbattuta da ben cinque anni!).

Un “otto” che agli Europei di Lucerna si mise ancora in luce conquistando la medaglia di bronzo e che continuò a vincere ancora l’anno dopo, nelle acque di PosiLlipo, quando conquistò la grande Coppa d’Oro messa in palio da Mussolini battendo il prestigioso Giovinezza di Napoli, con due modifiche all’equipaggio. Bobig e Provenzani erano stati infatti sostituiti da Luciano Lombardi e da Bruno Parovel. Fatidico anno il 1934, con gli Azzurri campioni del Mondo di calcio, il Premio Nobel a Luigi Pirandello, l'uscita della Balilla a quatttro marce, la Fondazione di Littoria.

L’avvicinamento alla Germania favorito dalla comune posizione assunta nei confronti della guerra di Spagna (1936-1939), la visita di Mussolini a Berlino nei 1937 e quella di Hitler a Roma nel 1938, fIno alla conclusione del Patto di Acciaio fra Italia e Germania nel 1939. L’Europa ed il mondo intero si avviano a grandi passi a vivere la grande tragedia della seconda guerra modiale ed il Circolo Canottieri Aniene vive anch’esso una sua piccola grande tragedia il 22 marzo 1938. Erano le tre e mezzo del mattino quando il Tevere, toccando il livello di guardia all’idrometro di Ripetta, faceva salire il grande galleggiante a due piani, sede del Circolo dal 1913, fin sul piano stradale.

Fu davvero un’alba tragica: un grosso tronco trasportato dalla corrente perforò il galleggiante sulla linea di galleggiamento e, subito dopo, nel rapido decrescere del fiume, si puntò sul fondo facendo leva ed aprendo un’enorme falla.


Un gruppo di consoci.L’acqua irruppe con violenza inaudita facendo indlinare il natante. I primi ad accorgersi del dramma si precipitarono a sollecitare l’intervento dei Vigili del Fuoco. I due custodi intanto non davano segni di vita, gli sforzi dei soccorritori si concentrarono subito nel tentativo di salvarli.

 

Improvvisamente, dalla stessa parete nella quale si era aperta la falla usciva a nuoto uno dei due custodi (il popolare Nazzareno) il quale, per sua fortuna, aveva la cuccetta in una piccola stanza che dava sull’esterno. Svegliato dall’acqua che entrava impetuosamente era riuscito a slanciarsi verso l’apertura ed a trovare la sospirata via della salvezza.

Per il secondo custode la sorte non era altrettanto benigna: la collocazione della stanza nella quale dormiva era tale da impedirgli ogni speranza. Livio Licini, appena trentatreenne, fu infatti ripescato cadavere. Anche il galleggiante non ebbe scampo. Nonostante le catene e gli ormeggi che lo trattenevano, appesantito dalla grande quantità d’acqua e dai detriti d’ogni genere trasportati dalla corrente, affondò presto fino al secondo piano.

Si praticò allora un foro sul tetto per cercare di salvare il salvabile, e si poterono recuperare poche suppellettili, mentre andarono perduti trofei, quadri, fotografie che abbellivano l’interno. Purtroppo Roma, dopo 25 anni, perdeva uno dei punti di riferimento più famosi sul Tevere! Il Circolo reagì in modo commosso ed orgoglioso. Sei giorni dopo la disgrazia veniva convocata un’assemblea straordinaria, diretta a concordare subito e coraggiosamente il piano necessario per ridar vita al Circolo. Un colpo durissimo certo ove si pensi che l’Aniene, oltre a perdere il galleggiante, perse anche tutto il patrimonio costituito dalle barche. Un colpo dal quale però i soci, compatti come non mai, seppero presto riprendersi.

Frattanto, dopo un “regno” di nove anni, il generale Vaccaro lasciava la presidenza nel 1939 e lo sostituiva per brevissimo tempo nella carica Antonio Cremisini. Proprio in quel periodo il governatore di Roma, con dellbera del 23 gennaio 1939 (la numero 416), concedeva in uso al Reale Circolo Canottieri Aniene, per la costruzione di una nuova sede sociale, una ampia area ubicata al Lungotevere delle Navi, a ridosso del porto fluviale. La concessione provocò nel Circolo furiose battaglle verbali fra coloro che volevano il trasferimento ed i nostalgici che vi si opponevano, decisi a non abbandonare la sede ubicata nel centro storico, piena di ricordi.

La lotta tra le due parti continuò per un certo periodo nelle assemblee, combattuta a base di cartelli con scritte a volte insolenti, epigrammi, libelli e sfottimenti. Nel vero spirito dell’Aniene! Alla fine prevalsero i cosiddetti nostalgici ed il progetto venne abbandonato. I soci continuavano a frequentare intanto la Vecchia Casina ed i due galleggianti rimasti, con un occhio rivolto alle vicende che freneticamente venivano a susseguirsi. E infatti, proprio nel 1939, il I settembre, la Germania di Hitler invadeva la Polonia e due giorni dopo gli anglo-francesi dichiaravano guerra al Reich.

L’Italia, per volontà di Mussolini, dichiarava la “non belligeranza”, una illusione destinata presto a morire. L’Aniene nominava il suo nuovo presidente nella persona del prof. Ignazio Neuschuler, clinico oftalmico di fama internazionale. Sarebbe stato presidente per tutto l’arco del conflitto, dal 1940 al 1946.

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