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Sacrifici di guerra - Page 8

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Sacrifici di guerra
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D’estate una “fetta” d’Aniene si trasferiva festosa a Capri. Questo il ricordo del socio Cussino: “Negli anni venti Capri era ancora un angolo di paradiso riservato a pochi bongustai. I capresi non erano ancora mffiardari ma modesti e ben educati. Il porto non esisteva ancora, i turisti sbarcavano “c’a varchetella”. Alle dieci di notte veniva tolta la luce e si restava a lume cli candela con sommo gaudio per gli innamorati. Ci si riuniva e si danzava solo al Caffè Morgano, da donna Lucia, voluminosa come una mongoffiera. Lettera di Gabriele D'Annunzio ai consoci del 1921 da Fiume.

Al Salto di Tiberio la bella Carmelina ballava la tarantella a piedi nudi, intramezzando la sua esibizione con racconti orripilanti sulle atrocità commesse dall’imperatore Tiberio nel tempo che fu, descritte con tale enfasi da far temere che questi potesse ricomparire da un momento all’altro. Non esistevano automobili ma solo deliziose carrozzelle trainate da focosi cavallini.

Solo il baffuto De Gregori possedeva una scassatissima autovettura, con la quale trasportava i più coraggiosi. I bagni si facevano alla Marina grande, da Gabriele, e mai a Marina piccola dove “o sole cocente è capace d’accidere nu cristiano”. Fra i tanti personaggi illustri che frequentavano l’isola c’era Giovanni Merlo, conte cli Teverone, capace di imprese mondane epiche, memorabifi, comunque sempre spiritose, ed imprevedibili. Al suo seguito tanti soci conobbero Capri e le sue meraviglie trasportando in quell’angolo di paradiso un pizzico di scanzonata gioia romana.