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Sacrifici di guerra - Page 7

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Sacrifici di guerra
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Vincenzo Macchini si guadagna fama internazionale con un tuffo degno del Mercurio del Giambologna.L’Italia tutta viveva momenti ancora una volta difficili e Roma, da buona capitale, ne coglieva gli aspetti più drammatici. Presidente del Circolo fu per nemmeno due anni ll generale Alessandro Pirzio Biroli, ed a lui successe nel 1922 ancora il marchese Giorgio Guglielmi, che rimase in carica sino alla fine del 1925. Ma, grazie ad una collaudata tradizione del Circolo, l’Aniene non si lasciava coinvolgere da quanto avveniva fuori dai suoi confini e dal suo mondo. Prova spiccata di tutto ciò erano i continui grandi balli organizzati annualmente al Grand Hotel, all’Exeelsior o nella sede sociale in occasione della notte di San Silvestro, del Carnevale o degli anniversari della fondazione del Circolo, balli che provocavano grande risonanza negli ambienti dell’aristocrazia e della cosiddetta “Roma bene”.

Queste feste (le più eleganti ed importanti della vita mondana della capitale) erano estremamente appetite dal bel mondo e provocavano ogni volta una affannosa caccia ai biglietti di invito che diventava, con l’approssimarsi della data fissata, una vera e propria ossessione. Venivano progettati e creati grandiosi allestimenti scenografici con grande profusione di fiori capaci di trasformare i saloni delle feste con eoreografie davvero eccezionali. Si ricordano ancora oggi la “Scena veneta” di Ceffini, la “Vecchia Roma”, ispirata dalle stampe di Pinelli e Piranesi, la Scena napoletana e la moresca.

Addirittura fece scalpore il ballo del 28 febbraio 1924, organizzato personalmente dal presidente Guglielmi, che trasformò i saloni del Grand Hotel nel fondo del Lago di Nemi con tanto di nave dell’imperatore Tiberio che, in persona, faceva gli onori di casa. Le reliquie dell’imperatore, il tesoro dello stesso e qualche monile e suppellettile dell’imperatrice furono distribuite agli invitati.

Una festa davvero indimenticabile e forse propiziatoria all’annuncio del 9 aprile 1927 con il quale Mussolini informò sul prossimo recupero delle navi romane scoperte nel lago di Nemi. Gli invitati erano sempre all’altezza di serate tanto risonanti. Un eletto comitato cli patronesse svolgeva all’approssimarsi dei baffi una attiva ed efficacissima opera di propaganda. Le signore dei soci rendevano gli onori cli casa ai brillanti ospiti e alle dame che, per tali occasioni, sfoggiavano i loro più impegnativi gioielli ed elegantissimi abiti o costumi creati a Parigi o nelle migliori sartorie italiane. Gli uomini, rigorosamente in abito da sera, erano davvero inappuntabii.I ricchissimi buffets erano forniti di ogni cibo prelibato e delle bevande più varie; le danze, più vorticose che mai, guidate dai cantanti e dalle orchestre più famose, si protraevano sino alle prime ore dell’alba tra flirts e tanta tanta allegria.

Ma la cosa più incredibile si verificava dall’indomani delle feste. Tutta Roma, presente e assente, ne parlava infatti per giorni e giorni. E tutto questo mentre a Parigi furoreggiava Mistinguette con la canzone “(a c’est Paris”, preparando la strada a Josephine Baker, colei che si sarebbe guadagnata gli applausi di mezzo mondo e l’appellativo di “Venere nera”. A Roma intanto ogni sera Ettore Petrolini faceva il “tutto esaurito”, mentre il Teatro Costanzi (che diverrà poi Teatro Reale dell’Opera) riapriva le sue porte alla stagione lirica.

Nei cinema cittadini il pubblico impazziva per il fflm “La grande parata”, proveniente dagli Stati Uniti per la regia di King Vidor. Un film strappacore che narrava le vicende di un giovane americano di buona famiglia che partecipava alla prima guerra mondiale e si innamorava di una ragazza francese. Sfortunato, subiva in guerra una mutilazione e faceva il suo ritorno in patria accompagnato dalla ragazza, ormai sua moglie, che l’aveva assistito amorevolmente durante la lunga convalescenza. Il tutto per le indimenticabili interpretazioni cli John Gilbert, Renèe Adorèe, Hobarth Bosworth e Claire Mc Dowdll.