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| Sacrifici di guerra |
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Il campionato di calcio, dopo una pausa di quattro anni, riprese il suo cammino per la gioia dell’Inter che, in una combattuta finalissima con il Livorno vinta per 3-2, conquistò il suo secondo scudetto tricolore.
Natale di Roma 1915.E, pian piano, anche lo sport sul Tevere riprende pieno vigore, con l’Aniene sempre in evidenza. Per tutti i Circoli e le società tiberine, il Fiume continua a essere un elemento catalizzatore. Il vecchio spirito di fratellanza, ma soprattutto il fair play sportivo sopravvivono nonostante la lotta politica che negli anni Venti si fa sempre più intensa tra le destre, le sinistre e il centro. La storia d’Italia vive insomma anni difficili, anni di contrasti e lotte rudi e spigolose, ma sui galleggianti remieri e natatori tiberini restano amici come prima, più di prima parlando un unico linguaggio: quello dei cosiddetti “fiumaroli”. Gli ideali politici, quelli religiosi potevano anche dividere ma l’acqua del Tevere e... un buon bicchiere del vino dei Castelli cementavano l’intesa anche tra coloro che ideologicamente erano più lontani.Specie al Reale Circolo Canottieri Aniene, perché questa era la esatta denominazione del Circolo all’epoca.
Il Circolo rappresentava un’oasi incontaminata alla quale i soci si abbeveravano gioiosamente. Ben visibile era in quegli anni nella sede sociale il Decalogo del perfetto nuotatore che qui riportiamo:
1) Imparare a nuotare e a traslocare da un punto all’altro.
2) Apprendere vari sistemi di nuoto con e senza uso delle braccia.
3) Nuotare completamente vestito e svestirsi in acqua.
4) Tuffarsi a capofitto tanto dal basso quanto dall’alto.
5) Saltare da una altezza non inferiore a cinque metri con una persona in braccio.
6) Ricercare sott’acqua oggetti e persone.
7) Raccogliere e trasportare persone nei vari modi suggeriti dalle condizioni dei trasportati.
8) Sapersi difendere e svincolarsi dalle prese di un pericolante.
9) Saper rianimare gli asfittici per sommersione.
10) Saper remare.
Un decalogo che sembrava studiato apposta per Vincenzo Macchini, il grande atleta gialloceleste che non può certo essere dimenticato nella storia dell’Aniene. Vincenzo Macchini era un maestro in tutte queste acrobazie acquatiche, al punto da meritarsi l’appellativo di “sublime fiumarolo” da Gabriele D’Annunzio.
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