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| Sacrifici di guerra |
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Ma restiamo fra gli avi di Roma ricordando come Scipione, per dare il buon esempio ai suoi soldati, attraversasse i fiumi con la corazza; mentre Sartorio, ugualmente armato, attraversò il Rodano a nuoto, benché ferito. Ma torniamo al nucleo davvero glorioso guidato da Remo Pontecorvo. Iniziata l’offensiva sul Piave, i nuotatori arditi varcano tra i primi il fiume e, mentre per il terribile fuoco di sbarramento e per la piena del fiume ogni comunicazione tra le due sponde è annientata, essi provvedono a ristabilire i contatti tra le teste di ponte create ad oriente del fiume e i superiori comandi.
Gli uomini di Pontecorvo fanno miracoli. Alcuni cadono dopo due traversate, sfiniti dallo sforzo, dal freddo e dal micidiale tiro delle fanterie nemiche. Gli altri, per un miracolo di volontà ed energia, proseguono nel duro compito. Pontecorvo, impradonitosi di un cavallo, salta in arcione e galoppa finché giunge dal suo generale a portare le notizie attese.
Nei giorni seguenti il gruppo, ormai meritatosi il mitico appellativo di caimani del Piave’, continua, con il pugnale tra i denti, di giorno e di notte, a mettere in atto fulminee azioni di sorpresa, gettando scompiglio fra le file nemiche. Pontecorvo, vanto dell’Aniene, merita una medaglia al valore che suona come minima ricompensa per lui che, là sul fronte, ha purtroppo perso l’amato fratello Decio. Episodi memorabili si sommarono ad episodi memorabili ma, grazie a Dio, l’incubo della guerra finalmente svanì. Roma accolse questo ritorno alla normalità scrollandosi di dosso le paure e le ansie.
I reduci tomarono alle loro case e, per reazione, la frenesia di vivere, la spensieratezza, la gioia del piacere presero il sopravvento; fiorirono un po dappertutto sale da ballo, molti tabarins, «paradisi di voluttà” (così diceva la nota canzone), sorsero nel centro storico della Capitale. Dopo quasi quattro anni e mezzo di guerra, il 4 novembre I918 l’Austria chiede l’armistizio, I’ 11 novembre la Germania si arrende agli alleati. Nel marzo del 1919 a Versailles viene firmato il trattato di pace. La carta geografica dell’Europa muta sostanzialmente forma. Alla crisi bellica segue la crisi della pace: una terribile inflazione, le case distrutte da ricostruire, le agitazioni sociali, il ritorno di chi è stato al fronte senza sapere, dopo tanto tempo, cosa fare per sbarcare il lunario.
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