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| Gli anni d'oro |
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Era il mattino del 28 ottobre 1925 ed alla Garbatella, noto quartiere periferico della capitale, si svolgeva la cerimonia inaugurale di un complesso di fabbricati dell’Istituto Autonomo Case Popolari, presente il capo del governo Benito Mussolini (socio onorario dell’Aniene, con la qualifica di “Timoniere d’onore”). Il presidente dell’Istituto senatore Alberto Calzabini, parlando dell’attività dell’ente da lui diretto, citò più volte il nome di Cremonesi qualificandolo “regio commissario straordinario del Comune di Roma”, finché non intervenne Mussolini precisando: “da oggi governatore dell’Urbe”.
E il socio Cremonesi fu dunque il primo a rivestire la storica qualifica. Anche se per poco tempo visto che nel 1926 diveniva presidente dell’istituto Nazionale Luce, nel 1928 presidente della Croce Rossa Italiana e quindi ministro di Stato. Un susseguirsi di incarichi davvero prestigiosi che, rubarono sempre più tempo a “Pippo nostro” o “Pippo nostro a cavallo” (come Io chiamavano effettuosamente i romani perché vestiva spesso da cavallerizzo), tempo che mancava a Cremonesi per dedicarsi all’Aniene che nel 1930 chiamava a succedergli nella carica il generale Giorgio Vaccaro.
Ma, prima di passare alla presidenza Vaccaro, vogliamo ricordare un evento avutosi sotto la presidenza Cremonesi che non può essere dimenticato. Raccontava il socio Maciocci, ano dei personaggi più vivaci che mai abbia avuto il Circolo, che, nel 1928, per iniziativa di un gruppo di soci, particolarmente legati da vincoli di amicizia, gusti e genere di vita (De Pirro, Cassina, Bombi, Onofri, Maciocci, Graziadei, Francesconi, Ravasini, Mascagni, Stagnitta, Greco, Serangeli, Paradisi, Renato e Nandino Bisi, Chiovenda, Cussino, Zanchini, De Rosa, Cassani, Ciaffi, Lega, Cortini, Sartogo, Peccia e non ce vogliano quei pochi o tanti che potremmo aver dimenticato) fu fondata la Lega Antialcolica, con sede presso la “Biblioteca del Valle” (all’epoca enoteca famosa e alla moda) dove, in apposito ripostiglio, venivano custoditi religiosamente i costumi da cerimonia (decorazioni, orifiammi, elmi e alabarde) che, alle riunioni quindicinali, venivano indossati sopra l’abito da sera, all’epoca di rigore.
In tali occasioni, dopo aver ricordato che lo statuto della Lega prevedeva di “far scomparire dalla faccia della terra quanto più alcool possibile”, si procedeva a lauti pasti e raffinate bevute.
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